Zaccheo-Fazzone…non ci resta che piangere!

Sta storia tra Zaccheo e Fazzone è meglio di una fiction sulla mafia…peccato non ci sia il lieto fine!

 

Latina – La buccia di banana sulla quale è scivolato il sindaco Zaccheo è di quelle più insidiose. Una occasione d’oro servita su un piatto d’argento ad un avversario politico che non aspettava altro per fare un goal di contropiede clamoroso. I fatti li conosciamo per averli visti nel servizio di Striscia la notizia. Il sindaco Zaccheo, all’indomani della vittoria della Polverini, in preda all’euforia del vincitore, si lascia andare a dichiarazioni oltremodo compromettenti: “Non appaltare più a Fazzone, ha perso 15mila voti”. Mai frase fu più pregiudizievole e foriera di immediate ripercussioni. Minimizza addirittura la successiva richiesta di raccomandazione per le proprie figlie. Cuore di padre!

I motivi del contendere -Tra Fazzone (ex FI) e Zaccheo (ex AN) non corre buon sangue sin dalle elezioni regionali del 2005 quando il politico di Fondi riuscì ad affermare la sua leadership indiscussa in Forza Italia. In virtù delle preferenze ottenute il futuro senatore pretese uno spazio più visibile per gli azzurri nell’amministrazione del capoluogo. La goccia che fece traboccare il vaso però fu la questione della gestione Acqualatina. La crisi si trascinò fino all’intervento di Roma che tentò di riequilibrare le parti, mettendo fine alla diatriba. Ma sotto le ceneri covava il fuoco della vendetta. Nel 2007 Zaccheo ripresentò la sua candidatura a sindaco di Latina. Fazzone non intervenne alla conferenza stampa di presentazione, rimarcando la sua disapprovazione politica. Un gesto che scavò un solco ancora più profondo tra i due. Intanto nel 2008 Fazzone diventava senatore e rafforzava la leadership locale assumendo il coordinamento del PdL pontino. In quel frangente Zaccheo pensò bene di non sciogliere il gruppo exAN, sottolineando vistosamente il personale non riconoscimento del ruolo assunto da Fazzone. La guerra fredda tra i due continuò senza esclusioni di colpi.

Nelle successive elezioni provinciali Armando Cusani, ex azzurro, si confermò presidente e Zaccheo chiese spazio in giunta per gli ex An,  bloccando la nomina di tre assessori azzurri, ma  l’ennesimo intervento dei vertici romani del partito ridimensionò le pretese del sindaco pontino. Questi masticava amaro, ma fatti nuovi si profilavano all’orizzonte. Il  nome del senatore Fazzone, già indagato dalla Procura per concorso in abuso d’ufficio, comparve anche nelle informative dei Ros riguardo alle inchieste sulle infiltrazioni della camorra a Fondi. Scoppia il “caso Fondi”. Fazzone si batte per sventare lo scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose chiesto dal ministro dell’Interno Maroni, ma si va a nuove elezioni.

Il momento della riscossa è vicino. Alle recenti elezioni regionali Zaccheo schiera in campo Stefano Galetto che riscuote un consenso tale da far segnare un importante punto al sindaco pontino. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino e, dopo l’infelice uscita registrata da Striscia, a Latina si scatena il finimondo. Ventidue consiglieri comunali si dimettono, sfiduciando Zaccheo. La manovra è firmata Fazzone, anche se questi declina ogni responsabilità in merito. Ma la scelta di farla pagare all’avversario politico è come un boomerang che si ritorce contro chi l’ha lanciato. A sentire il coordinatore del Pdl nel Lazio, Vincenzo Piso, il senatore di Fondi ha bruciato la possibilità di prendere un assessorato regionale. “Fai cadere una giunta e ti prendi un assessorato? Non scherziamo. Fazzone è pure coordinatore provinciale del Pdl, doveva contare fino a 10 prima di far cadere Latina. Dalla diatriba ne sarebbe uscito vincitore, perché pure Zaccheo è uno che non conosce limiti. Si poteva ricomporre tutto, ma non esiste che fai pagare la disputa a Latina”.

 

Epilogo – Domani al Comune di Latina si insedierà il commissario prefettizio, dottor Guido Nardone. A Latina, si tornerà al voto con molta probabilità nella primavera del 2011, ma non si esclude un anticipo al prossimo autunno, quanto si tornerà alle urne a Bologna. Insomma, dopo il decreto salva liste, tocca sorbirci anche gli inciuci di una politica giocata sul voto di scambio, sul nepotismo e sul clientelismo. Le rivalità tra fazioni scoprono la m… che è sotto la neve e non è un bel vedere. Nemmeno la consolazione che questo schifo possa far calare il consenso verso il centrodestra. Latina è una roccaforte inespugnabile. Non ci resta che piangere.

Latina, una provincia sull’orlo di una crisi irreversibile

Solo bandiere UGL davanti alle industrie a rischio nel sud pontino…e poi ci chiediamo perché la Polverini in provincia di Latina ha preso il 63,2% dei consensi!

I numeri della crisi – I dati riportati di seguito fanno riferimento al dicembre 2009. Temo le cose siano ulteriormente peggiorate nel frattempo. In tutta la provincia di Latina si contano quasi 1300 lavoratori sospesi a zero ore, mentre quelli a rischio licenziamento sono il 4% di tutta la manodopera industriale della provincia. Le domande presentate per l’ utilizzo della C.I.G (cassa integrazione guadagni) sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Calcolate in ore, si tratta di un aumento del + 324,8%, che in soli sei mesi hanno superato quelle complessivamente totalizzate nei due anni precedenti arrivando a 29,5 milioni di ore.

È un dato inquietante se lo mettiamo in relazione allo stato di crisi ormai conclamato in cui versa la provincia di Latina da quando, uscita dalla zona di aiuti previsti per la cassa del Mezzogiorno, si sono prodotte chiusure e crisi nel triangolo industriale Aprilia, Cisterna, Latina con la scomparsa del settore tessile, la fuga delle grandi multinazionali e la chiusura di storici marchi come “Pettinicchio”, Goodyear, Barilla, Tetra Pak ed altri. A rischio, oggi, sono soprattutto i lavoratori della multinazionale farmaceutica Bristol, il cui stabilimento di Sermoneta è stato ceduto ad un gruppo farmaceutico che ancora non ha reso note le sue intenzioni relativamente al mantenimento dei livelli occupazionali. Sono ben 800 i posti a rischio alla Bristol, e altrettanti nell’indotto. Intanto l’accordo per 46 mobilità è stato siglato alla Plasmon, altro colosso che sta lentamente assottigliando il numero delle maestranze.

Le richieste di aiuto – Di fronte ad una emergenza così grave i segretari provinciali di UIL e CGIL si sono mobilitati proponendo alla neopresidente Polverini una serie di soluzioni per uscire dalla crisi e per avviare un processo di riqualificazione industriale del territorio. La parola d’ordine è riconversione. Si tratta, in pratica, di riutilizzare siti industriali dismessi al fine di abbracciare altri segmenti di produzione. L’intervento della Regione è indispensabile, a partire da una ricognizione delle disponibilità effettive per giungere ad un vero e proprio bando per la riqualificazione. Questo al fine di attirare nuovi investitori sul territorio pontino!

si chiede, inoltre, di prendere in considerazione (disabili)

Le promesse – Durante la campagna elettorale la Polverini aveva tracciato un quadro possibile degli interventi per risollevare economia e occupazione nel Lazio e , in particolare, nella provincia di Latina. Aveva promesso una sua presenza costante sul territorio e l’attenzione alle problematiche legate alla crisi industriale ed economica della provincia. Tornata a Latina, all’indomani della vincita elettorale, la Polverini ha ribadito il suo impegno: “La Regione può fare molto per salvaguardare le grandi imprese, dando regole certe, dando sostegno alla tecnologia e la ricerca. Questo trascinerà fortemente il settore anche con tutte le piccole e media imprese”.

È necessario creare occupazione per dare una chance di sopravvivenza ai lavoratori e alle lavoratrici della provincia pontina, soprattutto ai giovani che, in mancanza di una prospettiva occupazionale, potrebbero finire per essere fagocitati dalle sacche di criminalità presenti sul territorio. La Polverini sembra puntare principalmente sull’agricoltura e sul turismo: “Il turismo dovrà diventare la prima industria del Lazio. La Regione promuoverà il marchio “made in Lazio”, che riguarderà non solo le produzioni locali, ma veicolerà anche il turismo da Roma in tutte le province”. Parole, ahimè, già sentite a cui, nel passato, non si è dato seguito se non in maniera frammentaria e parziale. Si richiede un intervento deciso e risolutivo fatto di certezze e investimenti che punti, in prima battuta, a risolvere la crisi del comparto industriale. Troppe persone sono già rimaste a casa ed altre sono a rischio disoccupazione. Un trend tristemente in crescita che taglia le gambe all’economia e toglie ogni speranza per il futuro!

Social card, anno secondo

Social card anno secondo. Tremonti ci riprova. Secondo il bilancio del Ministro dell’Economia la card “ha funzionato bene e tanta gente bisognosa sta meglio di prima. Questa è una delle cose che devono essere considerate positive, non per il governo ma per tutti noi”. Affermazione, questa, smentita dai dati forniti dal Ministero del Tesoro: gli attuali beneficiari di card sono 450mila, una cifra piuttosto modesta rispetto alle previsioni della vigilia. Si parlò allora di 1milione e 300.000 persone in stato di assoluto bisogno che avrebbero potuto alleggerire il carico di spesa familiare attingendo a questa risorsa.
 
Cosa non ha funzionato? Senza dubbio le procedure farraginose ed i requisiti così stretti da diventare una forbice che ha tagliato fuori migliaia di bisognosi, ma anche la scarsità dei negozi convenzionati ed il fastidioso ritardo delle ricariche hanno influito sul parziale fallimento dell’operazione così tanto strombazzata dal ministro.  Viste le difficoltà dell’anno scorso Tremonti modifica alcuni particolari.
***
 Le somme restano le stesse, 80 euro ogni bimestre, ma le carte prelevate dalle Poste saranno già cariche. Questo per evitare l’inconveniente di fare la spesa, recarsi alla cassa e scoprire che la carta è inutilizzabile, come è accaduto effettivamente l’anno scorso. Una bella umiliazione dover riporre ciò che si era acquistato per l’inadempienza di chi avrebbe dovuto provvedere a rendere immediatamente usufruibili le card! Inoltre, mentre l’anno scorso i soldi della card dovevano essere spesi entro il bimestre (dopodiché tornavano al Tesoro), questa volta i soldi caricati sulla card potranno essere spesi entro un anno dall’erogazione.
 
In aggiunta, le famiglie che utilizzano gas naturale o GPL per il riscaldamento, l’acqua calda o la cucina avranno un contributo aggiuntivo di 20 euro, offerto dall’Eni, fino ad esaurimento dei fondi erogati dalla società (200milioni)
 
Per la social card il tesoro ha a disposizione 900 milioni di euro. Ne possono beneficiare i cittadini nella fascia di bisogno assoluto, con un parametro ISEE sotto i 6200 euro e di età non superiore a 65 anni e per le famiglie con bambini inferiori a tre anni. Dove è finito l’ampliamento della platea dei beneficiari promessa ad ottobre scorso?

Basta ai paggi di corte: leggi sono salvacondotti monarchici

Il Pdl non cambi le carte in tavola e la finisca con il prendere per i fondelli gli italiani. Il processo breve, il lodo Alfano e il legittimo impedimento sono veri e propri salvacondotti monarchici, perchè servono al premier come il pane. Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia cantando la smettano di fare i paggi di corte e abbiano l’onestà di dirlo chiaramente.

Invitiamo l’opposizione tutta, parlamentare e non, a mobilitarsi per denunciare all’opinione pubblica l’uso privato della giustizia e della politica che la maggioranza sta compiendo”. E’ quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI – Federazione della sinistra.

Un anno da comunisti

Siamo fuori dal Parlamento, i media ci oscurano, il premier ci demonizza, l’opposizione ci contatta solo quando ha bisogno di voti. Siamo tanti nelle manifestazioni, pochi al seggio elettorale…entusiasti, poi avviliti e frustrati nelle nostre aspettative, con una forza inesauribile che è quella delle tante, troppe, ripartenze. In questa nota un anno da comunisti. Un percorso lungo e lento, difficile e pieno di amarezze, ma anche di presenza ostinata, di denunce implacabili, di azioni di lotta, di opposizione concreta, di attenzione ai problemi del Paese, sempre in prima linea anche quando questo significa combattere in trincea e con le armi spuntate. . Questo è essere comunisti!

15 gennaio 2009 . Nonostante alle Europee si debba eleggere solo una rappresentanza politica, il Pd vuole una legge con lo sbarramento per creare difficoltà alle forze di sinistra.

17 gennaio 2009 . Tutti in piazza a manifestare la solidarietà al popolo palestinese. “Siamo tutti palestinesi. La voce di questa manifestazione deve arrivare senza equivoci a chi vive e resiste sotto le bombe: noi sappiamo distinguere fra vittime e carnefici”.

 21 gennaio 2009 . In occasione dell’ottantottesimo anniversario della nascita del PCI Diliberto lancia la proposta della riunificazione dei comunisti. L’ipotesi è caldeggiata dalla base, ma il cammino verso una eventuale realizzazione del progetto sarà lungo e snervante. L’annuncio della soglia di sbarramento al 4% sembra aiutare il processo di fusione dei due partiti comunisti. “Accettiamo la sfida: i comunisti insieme non hanno paura di nessuna soglia di sbarramento. Supereremo di gran lunga il 4%. Lavoriamo da subito a creare una unica lista comunista, dei Comunisti Italiani e di Rifondazione Comunista”. Mai previsione fu più nefasta!

6 febbraio 2009 . Presidio davanti a Palazzo Chigi a Roma e manifestazioni sotto le prefetture di tutta Italia per protestare contro l’approvazione del decreto sul caso di Eluana Englaro e contro il tentativo di colpo di Stato del premier Berlusconi.

12 febbraio 2009 . Elezioni europee alle porte. “Valutiamo positivamente la decisione di Rifondazione Comunista di aprire un percorso per la formazione alle elezioni europee di una lista unica comunista e anticapitalista. Tale percorso dovrà avvenire senza alcuna tentazione egemonica da parte di alcuno verso altri, su un piano di pari dignità politica “.

13 febbraio 2009 . I Comunisti Italiani con Fiom e Funzione pubblica contro un governo incapace di affrontare la crisi

5 marzo 2009 . Comunisti in piazza con i pensionati. Un governo incapace nega loro diritti essenziali.

 6 marzo 2009 . I risultati delle elezioni in Abruzzo e Sardegna fanno ben sperare il popolo rosso. “Insieme le due liste comuniste superano di gran lunga il quattro per cento e il risultato dell’Arcobaleno alle politiche. Di buon auspicio per chi come noi del Pdci crede fortemente in una lista insieme a Rifondazione Comunista alle prossime elezione Europee”.

28 marzo 2009 . Presentato il simbolo con il quale Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori si presenteranno uniti alle elezioni Europee.

1 aprile 2009 . “I Comunisti Italiani aderiscono alla giornata europea contro la Nato e le sue politiche, lanciata nel corso del Forum sociale europeo di Malmoe”.

28 aprile 2009 . Viene presentata la Lista comunista e anticapitalista, che raccoglie il sostegno di Pdci, Prc, Socialismo 2000 di Cesare Salvi, Consumatori uniti, Sarà l’unica sulle schede elettorali delle europee con la falce e martello.

1 maggio 2009 . In piazza per aiutare tutto il mondo del lavoro a riprendere in mano il suo destino.  “Falce e martello, non sono il simbolo astratto di una ideologia, ma sono il simbolo concreto del lavoro. Oltre a essere il simbolo del nostro partito”.

22 maggio 2009 . Pietro Ingrao primo firmatario dell’appello “Se sei di sinistra, dillo forte”  chiede un voto per la lista comunista e anticapitalista formata da Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti per le elezioni europee.

27 maggio 2009 . Per tre giorni la lista comunista lancia il suo appello al voto nella Home Page di You Tube. Lo spot, che contiene gli interventi di Cesare Salvi, Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, ha come base musicale la canzone “La testa su” messa a disposizione gratuitamente dal gruppo Whaite Widow.

29 maggio 2009 . Siamo in campagna elettorale e, in molte province, inizia l’avventura dei comunisti uniti sotto lo stesso simbolo. “Lo scorso anno  i nostri elettori non apprezzarono l’Arcobaleno, un cartello che univa quattro partiti e nato solo per le elezioni. Quell’operazione non fu credibile, mentre oggi che siamo tornati al nostro simbolo e all’alleanza con Rifondazione, con cui eravamo insieme fino a pochi anni fa, le cose sono diverse e questo ricongiungimento familiare a sinistra convince molto”.

 3 giugno 2009 . Alla vigilia delle elezioni europee l’ottimismo è alle stelle. Subito dopo le elezioni – afferma Oliviero Diliberto segretario del PdCI – deve immediatamente iniziare, il piu’ rapidamente possibile, il processo per la formazione di un partito con il simbolo della falce e martello cui possano aderire i comunisti e tutti coloro che si riconoscono nei simboli del lavoro.

 10 giugno 2009 . Si costituisce il Coordinamento della lista anticapitalista e comunista formato da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi. “Nella riunione si è deciso di rendere stabile il coordinamento, confermando la volontà di proseguire il lavoro comune che ha dato vita alla lista; l`obiettivo è la costruzione di un polo politico dei comunisti e della sinistra, rivolto a tutte le culture critiche, autonomo dal Partito Democratico, che abbia al centro l`estensione dei diritti dei lavoratori, la tutela dell`ambiente, la pace, la democrazia e quindi l`opposizione intransigente alle politiche del governo Berlusconi e della Confindustria“..

 17 settembre 2009 . Sit-in davanti a Montecitorio delle forze che si riconoscono nella Federazione della sinistra d’alternativa  per protestare “contro la presenza italiana nella guerra in Afghanistan e per il ritiro immediato delle nostre truppe da quel teatro di guerra”.

 2 ottobre 2009 . Presidio/sit-in della Federazione della Sinistra  contro la conversione in legge dello scudo fiscale. “Il provvedimento dello Scudo Fiscale … è un provvedimento indegno di un Paese civile perché favorisce non solo gli evasori fiscali ma permette un vero e proprio riciclaggio di Stato per i guadagni illeciti a favore delle cosche mafiose”.

3 ottobre 2009 . “I comunisti sono con i precari della scuola per difendere il loro lavoro e manifestano per la libertà di stampa. La destra di governo sta colpendo mortalmente tali diritti con tagli senza precedenti alla scuola, che priveranno di un’istruzione qualificata la maggioranza dei giovani, e con un attacco alla libertà di informazione che richiama il ventennio fascista”.

 5 ottobre 2009 . Dopo la Germania e il Portogallo anche le elezioni in Grecia registrano l’affermazione dei Comunisti e della sinistra. È un segnale incoraggiante che fa ben sperare per il progetto italiano. “Oggi più di ieri dico ai compagni di Rifondazione: mettiamoci più coraggio e sbrighiamoci a rimetterci insieme e i buoni risultati arriveranno anche in Italia dove c’è bisogno di una grande forza comunista e di sinistra”.

9 ottobre 2009 . L’Unione degli Studenti lancia un appello alla mobilitazione generale agli studenti e le studentesse. I Comunisti ci sono!

 10 ottobre 2009 . Presenza del Partito dei Comunisti Italiani alla manifestazione nazionale UGUALI. “L’omofobia  e la transfobia devono essere combattute a viso aperto e, accanto ad una campagna nell’opinione pubblica, serve una legge che colpisca duramente ogni atto di discriminazione, di violenza, di emarginazione che colpisca un cittadino o una cittadina a causa della propria identità sessuale”.

17 ottobre 2009 . Il PdCI-FDS aderisce alla manifestazione nazionale contro il razzismo ed il pacchetto sicurezza

30 ottobre 2009 . Incontro tra Bersani e la delegazione della Federazione di Sinistra, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi. Importante la ripresa del dialogo, ma precisa il segretario PD  “ Abbiamo prospettive diverse per quanto riguarda le alleanze di governo. Ci sono cose che ci distinguono ma pensiamo sia necessario ed interesse delle nostre forze politiche continuare ad avere rapporti e contatti su temi come le riforme e la legge elettorale”.

 20 novembre 2009 . Da Facebook l’appello all’unità dei comunisti dei giovani di FGCI e GC. “La nostra richiesta è quella di unificare le due giovanili in una unica organizzazione, il più autonoma possibile dai due partiti! I giovani vi chiedono di lasciarli liberi di darvi il buon esempio gridando la parola più comunista che conoscono: “unitevi!”.

28 novembre 2009 . La Direzione Nazionale del Pdci  approva all’unanimità, con due astensioni, l’adesione alla Federazione della Sinistra, frutto dell’unione di Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero, Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e Lavoro-Solidarietà di Giampaolo Patta

 5 dicembre 2009 . Parte la Federazione della Sinistra, promossa da Prc, PdCI, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà. “La Federazione della Sinistra è la sintesi politica di un percorso che viene da lontano e che la caduta del governo Prodi e le cocenti sconfitte elettorali delle politiche del 2008 e delle Europee del maggio scorso hanno accelerato. È una “scommessa” politica che vale la pena vivere e sui cui vale la pena contare, dal momento che senza una vera sinistra e senza i comunisti non c’è prospettiva alcuna di progresso per i lavoratori e i ceti sociali più deboli”.

Con l’augurio che il 2010 sia l’anno della vera Rinascita per i Comunisti!

Spaccato della finanziaria 2010

La finanziaria è, di fatto, un atto politico in quanto delinea le scelte effettuate da un governo, definendone le priorità di azione. Una buona finanziaria va incontro alle esigenze del Paese, ne soddisfa i bisogni più immediati, crea le condizioni per aiutare i settori in crisi e per sostenere le fasce più bisognose della popolazione. È una previsione di spesa che deve soddisfare tutti, senza sottovalutare il fatto che le scelte effettuate influiranno sulla qualità di vita dei cittadini.

La finanziaria 2010 ha attribuito 750 milioni di euro alla riconferma delle missioni militari internazionali. Esportare democrazia in territori stranieri ci costa parecchio, in termini di stipendi, trasferte, mezzi bellici e risorse economiche a sostegno dell’impresa. Costa anche in termini di vite umane, ma in quel caso si proclama la giornata dell’eroe nazionale e, dopo che la bandiera è stata ammainata, ripiegata e offerta alla vedova di turno, si ritorna alla vita normale.

Se confrontiamo la cifra prevista con i 300 milioni riservati all’edilizia scolastica, qualche considerazione diventa d’obbligo. In Italia, tragedie recenti e meno vicine nel tempo, hanno evidenziato lo stato fatiscente di molte scuole. Sono necessari interventi immediati e seri di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici, ma la cifra erogata è assolutamente insufficiente tanto da non coprire, a volte, nemmeno le spese di ordinaria manutenzione. E dire che la normativa sulla sicurezza nella scuola è all’avanguardia, prevede la valutazione del rischio, contempla sanzioni per chi non adempie ai controlli e non segnala i pericoli, indica le responsabilità individuali del Dirigente e degli Enti preposti. Insomma un buon articolato che, senza risorse adeguate, lascia il tempo che trova! In caso di tragedia piangeremo tutti nella giornata di lutto nazionale e, ad un anno di distanza, scopriremo la lapide commemorativa delle piccole vittime!

La Finanziaria 2010 non prevede risorse economiche  per il rinnovo dei contratti pubblici e, sul fronte occupazionale, questo si traduce in una ulteriore dilazione delle proroghe e della stabilizzazione per i precari. Ai precari che perdono il posto di lavoro è riservato, nell’emendamento del pacchetto Welfare, un contributo una tantum, ma le condizioni per accedere al contributo sono tante e tali da lasciare fuori un bel po’ di lavoratori. I fondi per sostenere l’impresa proveranno dai proventi dello scudo fiscale. Difficile persino commentare una manovra simile!

Mancano, in particolare, i soldi per la scuola pubblica ma sono stati assegnati 410 milioni di euro alle scuole paritarie. A tale proposito, sul bilancio del MIUR si legge: “Spese per la partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato. Contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate. Sussidi e contributi a scuole secondarie non statali. Assegni, premi, sussidi, contributi per il mantenimento e la diffusione delle scuole dell’infanzia non statali.” Diversa è la situazione per il funzionamento delle istituzioni scolastiche pubbliche dove si registra un taglio di 230 milioni, pari ad un -8,3%, così ripartito: 35 milioni in meno per la scuola dell’infanzia, 95 milioni in meno per la scuola primaria, 35 milioni in meno per la scuola secondaria di primo grado e 65 milioni in meno per la scuola secondaria di secondo grado. Il fondo per il finanziamento ordinario dell’università ha subito un taglio del 10% perdendo circa 680 milioni.

È solo uno spaccato della finanziaria 2010 ed è piena di porcate ai danni dei lavoratori e dei cittadini italiani. Come possono queste scelte aiutare il Paese ad uscire dalla crisi? Perché non si investe sulla scuola e sull’istruzione pubblica come accade negli altri paesi? Mai e poi mai si sarebbe potuto supporre un così sfacciato disinteresse per il futuro delle nuove generazioni e per le difficoltà presenti delle famiglie italiane.

Dopo la visita fiscale decade l’obbligo di reperibilità

Il decreto del 18 dicembre scorso, emanato dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, allarga le fasce di reperibilità da 4 a 7 ore al giorno, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi. Il decreto ministeriale, recependo l’orientamento della Corte di Cassazione, prevede  che restano esclusi dall’obbligo di reperibilità i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

La  Corte di Cassazione ha, infatti, chiarito che “una volta accertato l’evento morboso, la reiterazione delle visite fiscali, qualora ingeneri un aggravamento dello stato patologico, costituisce un comportamento persecutorio illegittimo del datore di lavoro suscettibile di risarcimento (Sent. 475 del 19 gennaio 1999). Pertanto, le fasce orario di reperibilità al massimo dovrebbero essere equivalenti al maggiore orario di servizio giornaliero ordinario del pubblico dipendente (6/7 ore).

In questo modo si evita la reiterazione di visite fiscali inutili, con aggravio per l’erario e relativa insorgenza di responsabilità amministrativa dei dirigenti scolastici. Sono previste alcune deroghe all’obbligo di reperibilità a vantaggio di soggetti in possesso di particolari requisiti (soggetti affetti da patologie gravi che richiedano terapie salvavita, assenze dovute ad infortuni sul lavoro e per malattie per le quali sia stata riconosciuta la causa di servizio, stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta).

Anche in questa versione l’assenza per malattia risulta molto più gravosa nel settore pubblico che nel settore privato, dove sono indicati nell’ordine di 4 ore fin dal 1985. Resta ferma, inoltre,  anche la decurtazione dell’accessorio, che rimane fissata mediamente nell’ordine di  6, 12, 13 euro netti al giorno a seconda del comparto di appartenenza, salvo ulteriori decurtazioni di eventuali emolumenti aggiuntivi (per esempio: ore eccedenti).

La politica di Brunetta somiglia sempre più ad un tira e molla che, da una parte, vede il ministro impegnato in una fantasmagorica lotta ai “fannulloni”, dall’altra, dimostra molta demagogia, poca incisività e nessuna lungimiranza. In un settore delicato come la pubblica amministrazione questi cambi repentini di rotta sono controproducenti e creano disordine all’intera organizzazione. È il caso di ricordare che il ministro, nel giro di un anno, ha modificato e rimodificato la normativa, generando confusione e grandi perplessità sull’efficacia dei provvedimenti messi in campo.

Con la legge 133/09, Brunetta aveva aggirato, a piè pari, il CCNL estendendo le fasce di reperibilità  a 11 ore, salvo poi ripristinare le 4 ore con il decreto anticrisi (DL 78/09). Subito dopo l’estate, un nuovo proclama e l’ennesimo ripensamento:  in applicazione del DLgs 150/09 (art. 55 – septies) reintroduce, con decreto, la differenziazione nelle fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici, rispetto a quelli privati. 

E, temo, non finisca qua…purtroppo!

  • "Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare la classe operaia, le lavoratrici, i lavoratori ed i cittadini che lottano
    per attuare ed estendere i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione repubblicana ed antifascista.
    Esso si riconosce nei valori della Resistenza e nelle lotte del movimento operaio e si prefigge la trasformazione socialista della società.Fa riferimento al marxismo, alla storia ed all’esperienza dei comunisti italiani,persegue il superamento del capitalismo e l’affermazione degli ideali della pace e
    del socialismo in Europa e nel mondo"

    LO STATUTO DEL PdCI

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