Spaccato della finanziaria 2010

La finanziaria è, di fatto, un atto politico in quanto delinea le scelte effettuate da un governo, definendone le priorità di azione. Una buona finanziaria va incontro alle esigenze del Paese, ne soddisfa i bisogni più immediati, crea le condizioni per aiutare i settori in crisi e per sostenere le fasce più bisognose della popolazione. È una previsione di spesa che deve soddisfare tutti, senza sottovalutare il fatto che le scelte effettuate influiranno sulla qualità di vita dei cittadini.

La finanziaria 2010 ha attribuito 750 milioni di euro alla riconferma delle missioni militari internazionali. Esportare democrazia in territori stranieri ci costa parecchio, in termini di stipendi, trasferte, mezzi bellici e risorse economiche a sostegno dell’impresa. Costa anche in termini di vite umane, ma in quel caso si proclama la giornata dell’eroe nazionale e, dopo che la bandiera è stata ammainata, ripiegata e offerta alla vedova di turno, si ritorna alla vita normale.

Se confrontiamo la cifra prevista con i 300 milioni riservati all’edilizia scolastica, qualche considerazione diventa d’obbligo. In Italia, tragedie recenti e meno vicine nel tempo, hanno evidenziato lo stato fatiscente di molte scuole. Sono necessari interventi immediati e seri di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici, ma la cifra erogata è assolutamente insufficiente tanto da non coprire, a volte, nemmeno le spese di ordinaria manutenzione. E dire che la normativa sulla sicurezza nella scuola è all’avanguardia, prevede la valutazione del rischio, contempla sanzioni per chi non adempie ai controlli e non segnala i pericoli, indica le responsabilità individuali del Dirigente e degli Enti preposti. Insomma un buon articolato che, senza risorse adeguate, lascia il tempo che trova! In caso di tragedia piangeremo tutti nella giornata di lutto nazionale e, ad un anno di distanza, scopriremo la lapide commemorativa delle piccole vittime!

La Finanziaria 2010 non prevede risorse economiche  per il rinnovo dei contratti pubblici e, sul fronte occupazionale, questo si traduce in una ulteriore dilazione delle proroghe e della stabilizzazione per i precari. Ai precari che perdono il posto di lavoro è riservato, nell’emendamento del pacchetto Welfare, un contributo una tantum, ma le condizioni per accedere al contributo sono tante e tali da lasciare fuori un bel po’ di lavoratori. I fondi per sostenere l’impresa proveranno dai proventi dello scudo fiscale. Difficile persino commentare una manovra simile!

Mancano, in particolare, i soldi per la scuola pubblica ma sono stati assegnati 410 milioni di euro alle scuole paritarie. A tale proposito, sul bilancio del MIUR si legge: “Spese per la partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato. Contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate. Sussidi e contributi a scuole secondarie non statali. Assegni, premi, sussidi, contributi per il mantenimento e la diffusione delle scuole dell’infanzia non statali.” Diversa è la situazione per il funzionamento delle istituzioni scolastiche pubbliche dove si registra un taglio di 230 milioni, pari ad un -8,3%, così ripartito: 35 milioni in meno per la scuola dell’infanzia, 95 milioni in meno per la scuola primaria, 35 milioni in meno per la scuola secondaria di primo grado e 65 milioni in meno per la scuola secondaria di secondo grado. Il fondo per il finanziamento ordinario dell’università ha subito un taglio del 10% perdendo circa 680 milioni.

È solo uno spaccato della finanziaria 2010 ed è piena di porcate ai danni dei lavoratori e dei cittadini italiani. Come possono queste scelte aiutare il Paese ad uscire dalla crisi? Perché non si investe sulla scuola e sull’istruzione pubblica come accade negli altri paesi? Mai e poi mai si sarebbe potuto supporre un così sfacciato disinteresse per il futuro delle nuove generazioni e per le difficoltà presenti delle famiglie italiane.

Solidarietà ai precari della scuola

Da Aosta a Mazzara del Vallo. Dilaga la protesta dei precari della scuola rimasti senza lavoro dopo i tagli della riforma Gelmini, che vedranno insegnanti e non solo esclusi dal nuovo anno lavorativo. Le prime agitazioni sono iniziate ad agosto. Secondo una prima stima effettuata dalla Flc Cgil subito dopo i trasferimenti saranno almeno 16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la cattedra. Cui occorre sommare i colleghi della scuola elementare, appiedati dallo smantellamento del “modulo”, e almeno 10 mila Ata che dopo anni di supplenza e l’aspettativa di entrare di ruolo si ritrovano disoccupati.

Da Nord a Sud sono tanti i sit in organizzati dai docenti che sperano ancora in un posto di lavoro. A Milano è partito martedì il presidio dei precari. Una decina di manifestanti ha passato la notte davanti all’ufficio, incatenando le tende ai cancelli del provveditorato. A Roma i precari della scuola esasperati hanno trascinato davanti al Ministero la loro ultima speranza: la statua della Beata Assunta. Sempre a Roma qualche giorno fa alcuni insegnanti esclusi dalle graduatorie avevano protestato mettendosi in mutande, davanti al liceo Newton di Roma. I supplenti hanno anche esposto un cartello con la scritta “Dopo anni di precariato ancora in mutande”. A Benevento sono una ventina le persone, tra docenti e personale ausiliarioche da giorni occupano il terrazzo dell’Ufficio scolastico provinciale.

Qualche giorno fa il segretario del Pd Franceschini era andato a visitarle, ma era stato accolto con uno striscione: “Basta passerelle, vogliamo fatti concreti”. Anche in Sicilia monta la protesta. A Palermo docenti e personale Ata si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico di via Praga, e alcuni hanno attuano lo sciopero della fame. A Catania l’Ufficio scolastico provinciale di via Coviello è invece occupato, e i precari restano nei locali. Solo tra i docenti nella provincia di Catania sono 1.200 i posti in meno per quest’anno scolastico.

É di queste ore la notizia che una boccata di ossigeno è giunta a lenire l’estate di passione dei precari della scuola. Il cosiddetto “Decreto salva precari” è stato varato con tanto di conferenza stampa, dal Ministro Maria Stella Gelmini con a laterae l’On. Ministro del Wellfare (che bella parola mai così fuori luogo) Sacconi. In sintesi trattasi di decreto partorito ad hoc che consente a chi, docente, ha avuto nell’anno precedente un incarico annuale (01 settembre-31 agosto) o fino al 30 giugno, di percepire un’indennità (corrisposta dall’INPS, quindi già dovuta come indennità di disoccupazione) pari a circa l’80% dello stipendio base e ad accedere in modo privilegiato (secondo quali modalità non è chiaro ahinoi) alle supplenze brevi. Ne avessi il potere ribattezzerei tale bestemmia legislativa “Decreto finisci precari”.

Consta ora fare due considerazioni a supporto di tale valutazione. Il sopra indicato decreto si rivolge a chi ha avuto nell’anno scolastico 2008 la menzionata tipologia contrattuale, falciando via bellamente, tutti i precari che hanno fatto funzionare, in modo indispensabile, la scuola con le supplenze brevi conferite dai Dirigenti Scolastici. Di costoro non si fa menzione, tranne l’”Onorevole” Straquadaino che invita tali precari a cercarsi un altro lavoro visto che sono nel pieno del vigore fisico, ma di tale oscenità non darò conto in questo scritto. La seconda considerazione si materializza in forma di domanda: a cosa mira tale Decreto? Fossi malizioso direi ad annacquare la legittima protesta di questi giorni, dando ai meno risoluti, lungimiranti e lucidi precari un “contentino”. Ma non essendolo dico che è l’ultimo disperato tentativo di porre rimedio ad una scelleratezza (i tagli indiscriminati alla scuola) con un’altra scelleratezza, in un vortice di illogicità e incompetenza da parte del Ministro Gelmini e del suo entourage, che non può che risolversi in un aggravarsi della già drammatica situazione.

Concludo con due auspici uno dei quali attiene alla fantascienza visti i tempi attuali e cioè che un po di granu salis si materializzi nella scatola cranica del Ministro & Co., un altro più possibile ovvero che tutti i soggetti coinvolti, con in testa i docenti precari e non, in tale triste vicenda (seppur con colpe e ragioni differenti) si siedano attorno ad un tavolo e discutano con umiltà e voglia di ascoltare, di come far funzionare un organo fondamentale di un paese che si dice Democratico: il suo sistema scuola.

Davide Romeo.

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