Zaccheo-Fazzone…non ci resta che piangere!

Sta storia tra Zaccheo e Fazzone è meglio di una fiction sulla mafia…peccato non ci sia il lieto fine!

 

Latina – La buccia di banana sulla quale è scivolato il sindaco Zaccheo è di quelle più insidiose. Una occasione d’oro servita su un piatto d’argento ad un avversario politico che non aspettava altro per fare un goal di contropiede clamoroso. I fatti li conosciamo per averli visti nel servizio di Striscia la notizia. Il sindaco Zaccheo, all’indomani della vittoria della Polverini, in preda all’euforia del vincitore, si lascia andare a dichiarazioni oltremodo compromettenti: “Non appaltare più a Fazzone, ha perso 15mila voti”. Mai frase fu più pregiudizievole e foriera di immediate ripercussioni. Minimizza addirittura la successiva richiesta di raccomandazione per le proprie figlie. Cuore di padre!

I motivi del contendere -Tra Fazzone (ex FI) e Zaccheo (ex AN) non corre buon sangue sin dalle elezioni regionali del 2005 quando il politico di Fondi riuscì ad affermare la sua leadership indiscussa in Forza Italia. In virtù delle preferenze ottenute il futuro senatore pretese uno spazio più visibile per gli azzurri nell’amministrazione del capoluogo. La goccia che fece traboccare il vaso però fu la questione della gestione Acqualatina. La crisi si trascinò fino all’intervento di Roma che tentò di riequilibrare le parti, mettendo fine alla diatriba. Ma sotto le ceneri covava il fuoco della vendetta. Nel 2007 Zaccheo ripresentò la sua candidatura a sindaco di Latina. Fazzone non intervenne alla conferenza stampa di presentazione, rimarcando la sua disapprovazione politica. Un gesto che scavò un solco ancora più profondo tra i due. Intanto nel 2008 Fazzone diventava senatore e rafforzava la leadership locale assumendo il coordinamento del PdL pontino. In quel frangente Zaccheo pensò bene di non sciogliere il gruppo exAN, sottolineando vistosamente il personale non riconoscimento del ruolo assunto da Fazzone. La guerra fredda tra i due continuò senza esclusioni di colpi.

Nelle successive elezioni provinciali Armando Cusani, ex azzurro, si confermò presidente e Zaccheo chiese spazio in giunta per gli ex An,  bloccando la nomina di tre assessori azzurri, ma  l’ennesimo intervento dei vertici romani del partito ridimensionò le pretese del sindaco pontino. Questi masticava amaro, ma fatti nuovi si profilavano all’orizzonte. Il  nome del senatore Fazzone, già indagato dalla Procura per concorso in abuso d’ufficio, comparve anche nelle informative dei Ros riguardo alle inchieste sulle infiltrazioni della camorra a Fondi. Scoppia il “caso Fondi”. Fazzone si batte per sventare lo scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose chiesto dal ministro dell’Interno Maroni, ma si va a nuove elezioni.

Il momento della riscossa è vicino. Alle recenti elezioni regionali Zaccheo schiera in campo Stefano Galetto che riscuote un consenso tale da far segnare un importante punto al sindaco pontino. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino e, dopo l’infelice uscita registrata da Striscia, a Latina si scatena il finimondo. Ventidue consiglieri comunali si dimettono, sfiduciando Zaccheo. La manovra è firmata Fazzone, anche se questi declina ogni responsabilità in merito. Ma la scelta di farla pagare all’avversario politico è come un boomerang che si ritorce contro chi l’ha lanciato. A sentire il coordinatore del Pdl nel Lazio, Vincenzo Piso, il senatore di Fondi ha bruciato la possibilità di prendere un assessorato regionale. “Fai cadere una giunta e ti prendi un assessorato? Non scherziamo. Fazzone è pure coordinatore provinciale del Pdl, doveva contare fino a 10 prima di far cadere Latina. Dalla diatriba ne sarebbe uscito vincitore, perché pure Zaccheo è uno che non conosce limiti. Si poteva ricomporre tutto, ma non esiste che fai pagare la disputa a Latina”.

 

Epilogo – Domani al Comune di Latina si insedierà il commissario prefettizio, dottor Guido Nardone. A Latina, si tornerà al voto con molta probabilità nella primavera del 2011, ma non si esclude un anticipo al prossimo autunno, quanto si tornerà alle urne a Bologna. Insomma, dopo il decreto salva liste, tocca sorbirci anche gli inciuci di una politica giocata sul voto di scambio, sul nepotismo e sul clientelismo. Le rivalità tra fazioni scoprono la m… che è sotto la neve e non è un bel vedere. Nemmeno la consolazione che questo schifo possa far calare il consenso verso il centrodestra. Latina è una roccaforte inespugnabile. Non ci resta che piangere.

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Latina, una provincia sull’orlo di una crisi irreversibile

Solo bandiere UGL davanti alle industrie a rischio nel sud pontino…e poi ci chiediamo perché la Polverini in provincia di Latina ha preso il 63,2% dei consensi!

I numeri della crisi – I dati riportati di seguito fanno riferimento al dicembre 2009. Temo le cose siano ulteriormente peggiorate nel frattempo. In tutta la provincia di Latina si contano quasi 1300 lavoratori sospesi a zero ore, mentre quelli a rischio licenziamento sono il 4% di tutta la manodopera industriale della provincia. Le domande presentate per l’ utilizzo della C.I.G (cassa integrazione guadagni) sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Calcolate in ore, si tratta di un aumento del + 324,8%, che in soli sei mesi hanno superato quelle complessivamente totalizzate nei due anni precedenti arrivando a 29,5 milioni di ore.

È un dato inquietante se lo mettiamo in relazione allo stato di crisi ormai conclamato in cui versa la provincia di Latina da quando, uscita dalla zona di aiuti previsti per la cassa del Mezzogiorno, si sono prodotte chiusure e crisi nel triangolo industriale Aprilia, Cisterna, Latina con la scomparsa del settore tessile, la fuga delle grandi multinazionali e la chiusura di storici marchi come “Pettinicchio”, Goodyear, Barilla, Tetra Pak ed altri. A rischio, oggi, sono soprattutto i lavoratori della multinazionale farmaceutica Bristol, il cui stabilimento di Sermoneta è stato ceduto ad un gruppo farmaceutico che ancora non ha reso note le sue intenzioni relativamente al mantenimento dei livelli occupazionali. Sono ben 800 i posti a rischio alla Bristol, e altrettanti nell’indotto. Intanto l’accordo per 46 mobilità è stato siglato alla Plasmon, altro colosso che sta lentamente assottigliando il numero delle maestranze.

Le richieste di aiuto – Di fronte ad una emergenza così grave i segretari provinciali di UIL e CGIL si sono mobilitati proponendo alla neopresidente Polverini una serie di soluzioni per uscire dalla crisi e per avviare un processo di riqualificazione industriale del territorio. La parola d’ordine è riconversione. Si tratta, in pratica, di riutilizzare siti industriali dismessi al fine di abbracciare altri segmenti di produzione. L’intervento della Regione è indispensabile, a partire da una ricognizione delle disponibilità effettive per giungere ad un vero e proprio bando per la riqualificazione. Questo al fine di attirare nuovi investitori sul territorio pontino!

si chiede, inoltre, di prendere in considerazione (disabili)

Le promesse – Durante la campagna elettorale la Polverini aveva tracciato un quadro possibile degli interventi per risollevare economia e occupazione nel Lazio e , in particolare, nella provincia di Latina. Aveva promesso una sua presenza costante sul territorio e l’attenzione alle problematiche legate alla crisi industriale ed economica della provincia. Tornata a Latina, all’indomani della vincita elettorale, la Polverini ha ribadito il suo impegno: “La Regione può fare molto per salvaguardare le grandi imprese, dando regole certe, dando sostegno alla tecnologia e la ricerca. Questo trascinerà fortemente il settore anche con tutte le piccole e media imprese”.

È necessario creare occupazione per dare una chance di sopravvivenza ai lavoratori e alle lavoratrici della provincia pontina, soprattutto ai giovani che, in mancanza di una prospettiva occupazionale, potrebbero finire per essere fagocitati dalle sacche di criminalità presenti sul territorio. La Polverini sembra puntare principalmente sull’agricoltura e sul turismo: “Il turismo dovrà diventare la prima industria del Lazio. La Regione promuoverà il marchio “made in Lazio”, che riguarderà non solo le produzioni locali, ma veicolerà anche il turismo da Roma in tutte le province”. Parole, ahimè, già sentite a cui, nel passato, non si è dato seguito se non in maniera frammentaria e parziale. Si richiede un intervento deciso e risolutivo fatto di certezze e investimenti che punti, in prima battuta, a risolvere la crisi del comparto industriale. Troppe persone sono già rimaste a casa ed altre sono a rischio disoccupazione. Un trend tristemente in crescita che taglia le gambe all’economia e toglie ogni speranza per il futuro!

Basta ai paggi di corte: leggi sono salvacondotti monarchici

Il Pdl non cambi le carte in tavola e la finisca con il prendere per i fondelli gli italiani. Il processo breve, il lodo Alfano e il legittimo impedimento sono veri e propri salvacondotti monarchici, perchè servono al premier come il pane. Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia cantando la smettano di fare i paggi di corte e abbiano l’onestà di dirlo chiaramente.

Invitiamo l’opposizione tutta, parlamentare e non, a mobilitarsi per denunciare all’opinione pubblica l’uso privato della giustizia e della politica che la maggioranza sta compiendo”. E’ quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI – Federazione della sinistra.

Spaccato della finanziaria 2010

La finanziaria è, di fatto, un atto politico in quanto delinea le scelte effettuate da un governo, definendone le priorità di azione. Una buona finanziaria va incontro alle esigenze del Paese, ne soddisfa i bisogni più immediati, crea le condizioni per aiutare i settori in crisi e per sostenere le fasce più bisognose della popolazione. È una previsione di spesa che deve soddisfare tutti, senza sottovalutare il fatto che le scelte effettuate influiranno sulla qualità di vita dei cittadini.

La finanziaria 2010 ha attribuito 750 milioni di euro alla riconferma delle missioni militari internazionali. Esportare democrazia in territori stranieri ci costa parecchio, in termini di stipendi, trasferte, mezzi bellici e risorse economiche a sostegno dell’impresa. Costa anche in termini di vite umane, ma in quel caso si proclama la giornata dell’eroe nazionale e, dopo che la bandiera è stata ammainata, ripiegata e offerta alla vedova di turno, si ritorna alla vita normale.

Se confrontiamo la cifra prevista con i 300 milioni riservati all’edilizia scolastica, qualche considerazione diventa d’obbligo. In Italia, tragedie recenti e meno vicine nel tempo, hanno evidenziato lo stato fatiscente di molte scuole. Sono necessari interventi immediati e seri di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici, ma la cifra erogata è assolutamente insufficiente tanto da non coprire, a volte, nemmeno le spese di ordinaria manutenzione. E dire che la normativa sulla sicurezza nella scuola è all’avanguardia, prevede la valutazione del rischio, contempla sanzioni per chi non adempie ai controlli e non segnala i pericoli, indica le responsabilità individuali del Dirigente e degli Enti preposti. Insomma un buon articolato che, senza risorse adeguate, lascia il tempo che trova! In caso di tragedia piangeremo tutti nella giornata di lutto nazionale e, ad un anno di distanza, scopriremo la lapide commemorativa delle piccole vittime!

La Finanziaria 2010 non prevede risorse economiche  per il rinnovo dei contratti pubblici e, sul fronte occupazionale, questo si traduce in una ulteriore dilazione delle proroghe e della stabilizzazione per i precari. Ai precari che perdono il posto di lavoro è riservato, nell’emendamento del pacchetto Welfare, un contributo una tantum, ma le condizioni per accedere al contributo sono tante e tali da lasciare fuori un bel po’ di lavoratori. I fondi per sostenere l’impresa proveranno dai proventi dello scudo fiscale. Difficile persino commentare una manovra simile!

Mancano, in particolare, i soldi per la scuola pubblica ma sono stati assegnati 410 milioni di euro alle scuole paritarie. A tale proposito, sul bilancio del MIUR si legge: “Spese per la partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato. Contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate. Sussidi e contributi a scuole secondarie non statali. Assegni, premi, sussidi, contributi per il mantenimento e la diffusione delle scuole dell’infanzia non statali.” Diversa è la situazione per il funzionamento delle istituzioni scolastiche pubbliche dove si registra un taglio di 230 milioni, pari ad un -8,3%, così ripartito: 35 milioni in meno per la scuola dell’infanzia, 95 milioni in meno per la scuola primaria, 35 milioni in meno per la scuola secondaria di primo grado e 65 milioni in meno per la scuola secondaria di secondo grado. Il fondo per il finanziamento ordinario dell’università ha subito un taglio del 10% perdendo circa 680 milioni.

È solo uno spaccato della finanziaria 2010 ed è piena di porcate ai danni dei lavoratori e dei cittadini italiani. Come possono queste scelte aiutare il Paese ad uscire dalla crisi? Perché non si investe sulla scuola e sull’istruzione pubblica come accade negli altri paesi? Mai e poi mai si sarebbe potuto supporre un così sfacciato disinteresse per il futuro delle nuove generazioni e per le difficoltà presenti delle famiglie italiane.

“A Fondi c’è la mafia” e il governo rimuove il prefetto

Dal sito “Giornalettismo”

Trasferito d’ufficio il prefetto Frattasi che aveva chiesto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del comune laziale, guidato dal centrodestra. Ecco un altro modo “concreto” di come il governo combatte la mafia.

Il prefetto Bruno Frattasi l’aveva denunciato in ben due dettagliate fondi castello baronale “A Fondi c’è la mafia” e il governo rimuove il prefettorelazioni, poi inviate al Ministero dell’Interno. L’Amministrazione comunale di Fondi, comune laziale, in provincia di Latina, guidato da una giunta di centrodestra è soggetta ad “infiltrazioni di stampo mafioso”. Vi furono ben 17 arresti e un’ inchiesta durata due anni condotta dai pm De Martino e Curcio della Procura Antimafia, che riguardava la gestione del mercato ortofrutticolo e diversi appalti “sospetti” assegnati in tutta la zona. Era stato arrestato pure l’assessore comunale ai lavori pubblici Riccardo Izzi (Pdl), dopo che le indagini avevano accertato precise collusioni tra diversi funzionari comunali e una cosca della ‘ndrangheta. Secondo l’inchiesta al vertice dell’organizzazione, c’erano i fratelli Carmelo Giovanni Tripodo, Antonio Venanzio Tripodo, figli del boss don Mico. Questi ultimi gestivano il Mof (il mercato ortofrutticolo tra i più grandi d’Italia) e riuscivano ad ottenere favori nell’assegnazione di appalti da parte del comune di Fondi. L’indagine dell’antimafia aveva permesso di individuare una fitta rete che avrebbe portato ad individuare collusioni con i funzionari del comune di Fondi sia per la gestione del Mof sia per l’affidamento di appalti per servizi funebri, traslochi, pulizie, disinfestazioni. Il tutto in cambio di soldi, partecipazione ai dividenti, favori e aiuti, nel caso dell’ex assessore Izzi, per la campagna elettorale dove risultò primo tra gli eletti. Per quanto riguarda il Mof, il gruppo sarebbe stato in grado anche di dettare i prezzi dei prodotti e quali società potevano operarvi. Elementi pesanti che avevano portato il prefetto Frattasi a chiedere inequivocabilmente lo scioglimento del consiglio comunale. Il governo, lo stesso governo che si vanta di aver arrestato (mica gli inquirenti e le forze dell’ordine…) almeno “8 mafiosi al giorno” – dati mai verificati da alcun organismo terzo – ma che guarda caso, però, ha fatto per mesi orecchie da mercante sull’intera vicenda.

FILA E FONDI – Come scrive nel suo articolo su Giornalettismo, Luca Rinaldi  del 4 ottobre scorso, “dopo la segnalazione di Frattasi al ministero dell’Interno, il ministro, aveva inoltrato la richiesta al Consiglio dei Ministri, il quale solitamente approva la richiesta di scioglimento. Per  “A Fondi c’è la mafia” e il governo rimuove il prefettoFondi, non funziona e, dulcis in fundo ci si mette di mezzo pure l’approvazione del pacchetto sicurezza, proprio quello che dovrebbe consentire alle forze del bene di sconfiggere quelle del male: a seguito delle nuove norme inserite, il ministero dell’interno dovrà presentare una nuova domanda in linea con la nuova normativa del multiforme pacchetto sicurezza”. L’escamotage trovato diventarono, quindi, le improvvise (e per la verità assai sospette) dimissioni del sindaco Luigi Parisella, l’intera giunta comunale, nonché di tutti i consiglieri della maggioranza di centrodestra. Scrive ancora Rinaldi: “Il segnale è piuttosto chiaro e facilmente interpretabile, soprattutto alla luce del fatto che il Consiglio dei Ministri aveva deciso di far slittare la decisione sullo scioglimento alla prossima settimana. Ci si chiede allora perché il governo non sia intervenuto prima sciogliendo il comune per mafia, permettendo ai suoi amministratori di agire indisturbati all’interno del territorio, consolidando i rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata, nonostante le prove fornite dai magistrati”. Oggi si aggiunge un altro possibile e per certi versi inquietate tassello. Infatti, il Consiglio dei ministri ha “promosso a più alto incarico”, il prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Si occuperà d’ora in poi dell’Ufficio di coordinamento delle forze di polizia. Al suo posto è stato nominato Antonio D’Acunto in arrivo da Crotone. Ora D’Acunto dovrà “organizzare” il voto a Fondi, previsto per il prossimo mese di marzo. Compito arduo, poiché è più che concreto il rischio che vengano rieletti gli stessi indicati come collusi con i clan, dato che il commissariamento e le necessarie indagini sulle intese segrete tra politica e mafia sono state, di fatto, tutte bloccate. Il commiato di Frattasi è stato eloquente: “E’ un momento delicato per questa città occorre tenere alta l’attenzione eppure quando mi guardo intorno sono solo”. Il riferimento è chiaro: all’intera area del basso Lazio, dove pure il potente clan camorrista dei casalesi ha attecchito e messo radici. Questo, intanto è successo a Fondi, e questo è quanto è poi successo nel Consiglio dei ministri. Come dicono a Napoli (e magari pure a Fondi) “Zitto, zitto ‘into o’mercato”…

Solidarietà ai precari della scuola

Da Aosta a Mazzara del Vallo. Dilaga la protesta dei precari della scuola rimasti senza lavoro dopo i tagli della riforma Gelmini, che vedranno insegnanti e non solo esclusi dal nuovo anno lavorativo. Le prime agitazioni sono iniziate ad agosto. Secondo una prima stima effettuata dalla Flc Cgil subito dopo i trasferimenti saranno almeno 16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la cattedra. Cui occorre sommare i colleghi della scuola elementare, appiedati dallo smantellamento del “modulo”, e almeno 10 mila Ata che dopo anni di supplenza e l’aspettativa di entrare di ruolo si ritrovano disoccupati.

Da Nord a Sud sono tanti i sit in organizzati dai docenti che sperano ancora in un posto di lavoro. A Milano è partito martedì il presidio dei precari. Una decina di manifestanti ha passato la notte davanti all’ufficio, incatenando le tende ai cancelli del provveditorato. A Roma i precari della scuola esasperati hanno trascinato davanti al Ministero la loro ultima speranza: la statua della Beata Assunta. Sempre a Roma qualche giorno fa alcuni insegnanti esclusi dalle graduatorie avevano protestato mettendosi in mutande, davanti al liceo Newton di Roma. I supplenti hanno anche esposto un cartello con la scritta “Dopo anni di precariato ancora in mutande”. A Benevento sono una ventina le persone, tra docenti e personale ausiliarioche da giorni occupano il terrazzo dell’Ufficio scolastico provinciale.

Qualche giorno fa il segretario del Pd Franceschini era andato a visitarle, ma era stato accolto con uno striscione: “Basta passerelle, vogliamo fatti concreti”. Anche in Sicilia monta la protesta. A Palermo docenti e personale Ata si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico di via Praga, e alcuni hanno attuano lo sciopero della fame. A Catania l’Ufficio scolastico provinciale di via Coviello è invece occupato, e i precari restano nei locali. Solo tra i docenti nella provincia di Catania sono 1.200 i posti in meno per quest’anno scolastico.

É di queste ore la notizia che una boccata di ossigeno è giunta a lenire l’estate di passione dei precari della scuola. Il cosiddetto “Decreto salva precari” è stato varato con tanto di conferenza stampa, dal Ministro Maria Stella Gelmini con a laterae l’On. Ministro del Wellfare (che bella parola mai così fuori luogo) Sacconi. In sintesi trattasi di decreto partorito ad hoc che consente a chi, docente, ha avuto nell’anno precedente un incarico annuale (01 settembre-31 agosto) o fino al 30 giugno, di percepire un’indennità (corrisposta dall’INPS, quindi già dovuta come indennità di disoccupazione) pari a circa l’80% dello stipendio base e ad accedere in modo privilegiato (secondo quali modalità non è chiaro ahinoi) alle supplenze brevi. Ne avessi il potere ribattezzerei tale bestemmia legislativa “Decreto finisci precari”.

Consta ora fare due considerazioni a supporto di tale valutazione. Il sopra indicato decreto si rivolge a chi ha avuto nell’anno scolastico 2008 la menzionata tipologia contrattuale, falciando via bellamente, tutti i precari che hanno fatto funzionare, in modo indispensabile, la scuola con le supplenze brevi conferite dai Dirigenti Scolastici. Di costoro non si fa menzione, tranne l’”Onorevole” Straquadaino che invita tali precari a cercarsi un altro lavoro visto che sono nel pieno del vigore fisico, ma di tale oscenità non darò conto in questo scritto. La seconda considerazione si materializza in forma di domanda: a cosa mira tale Decreto? Fossi malizioso direi ad annacquare la legittima protesta di questi giorni, dando ai meno risoluti, lungimiranti e lucidi precari un “contentino”. Ma non essendolo dico che è l’ultimo disperato tentativo di porre rimedio ad una scelleratezza (i tagli indiscriminati alla scuola) con un’altra scelleratezza, in un vortice di illogicità e incompetenza da parte del Ministro Gelmini e del suo entourage, che non può che risolversi in un aggravarsi della già drammatica situazione.

Concludo con due auspici uno dei quali attiene alla fantascienza visti i tempi attuali e cioè che un po di granu salis si materializzi nella scatola cranica del Ministro & Co., un altro più possibile ovvero che tutti i soggetti coinvolti, con in testa i docenti precari e non, in tale triste vicenda (seppur con colpe e ragioni differenti) si siedano attorno ad un tavolo e discutano con umiltà e voglia di ascoltare, di come far funzionare un organo fondamentale di un paese che si dice Democratico: il suo sistema scuola.

Davide Romeo.

“El Pais”vs Berlusconi

13 Giugno 2009 — Berlusconi può nascondersi dietro la tutela della privacy dopo la pubblicazione delle foto in Sardegna? No. Le immagini sono rilevanti: è un personaggio pubblico la cui vita privata contraddice il suo discorso politico

La privacy è quell’ambito della vita privata di una persona che risulta inaccessibile agli altri, salvo che il proprio consenso non lo permetta. Ciò nonostante, è un diritto sottoposto a dei limiti. Infatti può essere sacrificato in favore del diritto di comunicare e di ricevere informazioni se queste sono di pubblico interesse. Le recenti informazioni che denunciano presunti casi di abuso di potere commessi dal primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, riportano in primo piano il dibattito sul grado di protezione della privacy che una società democratica deve garantire a coloro che , per via della carica rappresentativa o della professione esercitata, occupano una posizione di rilievo nella vita pubblica e, pertanto, sono sottoposti al giudizio sociale.

Soprattutto se si tratta di rappresentanti con responsabilità nell’ambito delle istituzioni democratiche. Detto questo, non devono esserci dubbi sul fatto che le persone celebri, oggetto di pubblica notorietà, non cessano pertanto di essere titolari del diritto alla privacy. Ma è anche vero che i limiti all’informazione (comunicare fatti che li riguardano) o alla libera espressione (esprimere opinioni sulla loro condotta) devono essere molto più flessibili nel caso in cui intervengano ragioni di pubblico interesse, sia per quanto riguarda il loro comportamento pubblico, sia per quanto riguarda azioni private che possano avere una rilevanza pubblica.

Questa è una condizione sine qua non della società aperta, che la giurisprudenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani ha ribadito, affermando che il diritto a comunicare informazioni su fatti di pubblico interesse occupa una posizione singolare nel sistema costituzionale dei diritti fondamentali, giacché una lesione o una restrizione ingiustificata di tale diritto non solo implica la limitazione del diritto fondamentale dei cittadini a ricevere informazioni, ma influisce anche negativamente sulla creazione e sul mantenimento di un’opinione pubblica libera, in quanto istituzione essenziale del sistema democratico (Sentenze Handyside c. Gran Bretagna del 7/XII/1976 e Lingens c. Austria, del 6/VII/1986). E questo vale anche per l’Italia.

Recentemente, la stampa italiana – nonostante gli impedimenti del Ministero di Giustizia – e quella internazionale, specialmente EL PAIS, hanno dato un’eco grafica ai sospetti di abuso di potere riguardanti il primo ministro Berlusconi. Questi abusi comprendono l’avere incoraggiato l’approvazione di leggi ad hoc affinché su dei voli ufficiali e, pertanto, con mezzi pubblici, possano viaggiare ospiti privati per attività ludiche, o l’aver promosso a incarichi di responsabilità, nelle liste elettorali del suo partito al Parlamento Europeo o nello stesso Consiglio dei Ministri, persone il cui unico merito politico è stata la bellezza, secondo quanto dichiarato orgogliosamente dallo stesso premier.

Berlusconi, tuttavia, ha considerato che la pubblicazione delle foto scattate nella sua tenuta in Sardegna, pur rendendo irriconoscibili le immagini dei protagonisti, attenta alla privacy dei suoi invitati ed ha annunciato azioni legali nei confronti di questo giornale. Tuttavia ci sono forti ragioni di ordine giuridico, basate sul pubblico interesse delle informazioni diffuse, che permettono di sostenere che il diritto di informare su questi fatti non può essere limitato. Vediamole.

La prima è che appare indubbiamente ragionevole la legittimità di cui dispongono i mezzi di comunicazione di informare sull’uso che il primo ministro fa di alcune singolari leggi, approvate con l’obiettivo di autorizzarlo a invitare i suoi amici a viaggiare su voli ufficiali.

Soprattutto quando lo scopo è quello di partecipare, con mezzi finanziati dall’erario, ad attività ludiche di carattere privato. Che una legge permetta di portare a termine ciò che è obiettivamente un abuso di potere, tristemente avallato dal Parlamento, non può essere un ostacolo affinché la stampa possa informare al riguardo, anche con mezzi grafici e – questo sì – con lo scrupolo di non diffondere particolari irrilevanti, come l’identità dei partecipanti. Che uno di essi si sia sentito chiamato in causa – l’ex premier ceco Topolanek – è solamente affar suo.

Ciò che realmente risulta importante è il fatto in sé dell’ostentazione che Berlusconi fa del lusso privato finanziato parzialmente con denaro pubblico, protetto dalla legge ad hoc. E pertanto quella stessa legge non può impedire che le persone vengano informate riguardo a tali attività, perché, se così fosse, sarebbe incostituzionale e sarebbe inoltre una conseguenza consustanziale derivata dall’articolo 21, comma 2 della Costituzione della Repubblica, che stabilisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censura”. È ovvio che in Italia, e in qualsiasi paese democratico, garantire l’informazione su fatti di questa natura è una questione di ordine pubblico democratico. Senza che, di contro, si possa accettare l’evidente strumentalizzazione del diritto alla privacy dei suoi ospiti, come ha fatto il premier italiano.

Il diritto alla privacy, come diritto a non essere infastidito, è protetto dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo (art. 8). Ma quando ciò che si censura pubblicamente sono i comportamenti dei politici nella loro sfera pubblica – come il promuovere una legge che permette l’uso di fondi pubblici per scopi privati – il diritto di comunicare le informazioni (art. 10) non può essere interpretato – sostiene il Tribunale di Strasburgo – alla luce del diritto alla privacy. Con ciò si intende dire che i limiti della critica permessa sono più ampi in relazione a un politico, quando questi agisce come tale, come fa Berlusconi quando trae beneficio da una legge per favorire la sua cerchia di amicizie e mescola ingiustamente lo spazio pubblico con quello privato.

Naturalmente anche un politico gode del diritto alla privacy, anche quando agisce in ambito pubblico, ma in tal caso la protezione della sua intimità deve essere equilibrata con gli interessi della libera discussione delle questioni politiche (Sentenza, Caso Lingens, 1986). A tal proposito, il Tribunale di Strasburgo ha ricordato che, nel caso in cui un politico si trovi in una situazione in cui vengano occultati la sua attività politica e i suoi affari privati, può avere luogo una dibattito politico che scateni una dura critica, nell’ambito del diritto di comunicare le informazioni e della libertà di espressione (Sentenza, caso Dichand, del 26/02/2002). E la pubblicazione delle foto scattate nella residenza privata del primo ministro è un modo legittimo di promuovere un dibattito pubblico sull’abuso di potere.

Una seconda ragione concerne le esigenze di una società aperta: i rappresentanti devono rendere conto di comportamenti incoerenti ed ipocriti. Pertanto è necessario ottenere in modo diligente informazioni veraci e successivamente comunicarle alla società. Nel caso Berlusconi, la confusione tra pubblico e privato palesata da questo rappresentante pubblico eletto democraticamente, fa sorgere pochi dubbi all’interno del dibattito politico riguardo all’abuso di potere e alla promozione del clientelismo che, sotto la sua ala protettrice, e grazie alle sua acquiescenza, si sta espandendo. Conoscere tali fatti in tutta la loro dimensione, per quanto possa risultare amaro, è oggettivamente un motivo di pubblico interesse.

La società italiana, e di riflesso quella europea nell’ambito dell’Unione, non può scrollare le spalle di fronte ai comportamenti di un politico che possiede un tale livello di responsabilità istituzionale sia nel proprio paese, sia in Europa. E l’interesse cresce quando, accanto a questa esibizione di eccessi che rasenta l’oscenità istituzionale, il primo ministro, in un esercizio di evidente ipocrisia, si è reso protagonista, come nel caso Eluana Englaro, di un conflitto istituzionale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, con squisita prudenza, gli ha dovuto ricordare che non poteva ratificare un decreto legge palesemente incostituzionale mediante il quale Berlusconi, adottando posizioni proprie di un cattolicesimo ultramontano, pretendeva di impedire l’esecuzione di una sentenza della Corte di Cassazione, con lo scopo di prolungare la vita di una donna in stato vegetativo da più di quindici anni. La società italiana deve avere l’opportunità di contrastare attraverso l’informazione queste miserie che la danneggiano. La pubblicazione delle foto in Sardegna è, pertanto, di pubblico interesse, perché in questo modo si riesce a consolidare un’opinione pubblica libera.

(1) – Articolo originale: “La intimidad y el primer ministro”
http://www.elpais.com/articulo/opinion/intimidad/primer/ministro/elpepiopi/20090610elpepiopi_10/Tes/

  • "Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare la classe operaia, le lavoratrici, i lavoratori ed i cittadini che lottano
    per attuare ed estendere i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione repubblicana ed antifascista.
    Esso si riconosce nei valori della Resistenza e nelle lotte del movimento operaio e si prefigge la trasformazione socialista della società.Fa riferimento al marxismo, alla storia ed all’esperienza dei comunisti italiani,persegue il superamento del capitalismo e l’affermazione degli ideali della pace e
    del socialismo in Europa e nel mondo"

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