Dopo la visita fiscale decade l’obbligo di reperibilità

Il decreto del 18 dicembre scorso, emanato dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, allarga le fasce di reperibilità da 4 a 7 ore al giorno, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi. Il decreto ministeriale, recependo l’orientamento della Corte di Cassazione, prevede  che restano esclusi dall’obbligo di reperibilità i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

La  Corte di Cassazione ha, infatti, chiarito che “una volta accertato l’evento morboso, la reiterazione delle visite fiscali, qualora ingeneri un aggravamento dello stato patologico, costituisce un comportamento persecutorio illegittimo del datore di lavoro suscettibile di risarcimento (Sent. 475 del 19 gennaio 1999). Pertanto, le fasce orario di reperibilità al massimo dovrebbero essere equivalenti al maggiore orario di servizio giornaliero ordinario del pubblico dipendente (6/7 ore).

In questo modo si evita la reiterazione di visite fiscali inutili, con aggravio per l’erario e relativa insorgenza di responsabilità amministrativa dei dirigenti scolastici. Sono previste alcune deroghe all’obbligo di reperibilità a vantaggio di soggetti in possesso di particolari requisiti (soggetti affetti da patologie gravi che richiedano terapie salvavita, assenze dovute ad infortuni sul lavoro e per malattie per le quali sia stata riconosciuta la causa di servizio, stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta).

Anche in questa versione l’assenza per malattia risulta molto più gravosa nel settore pubblico che nel settore privato, dove sono indicati nell’ordine di 4 ore fin dal 1985. Resta ferma, inoltre,  anche la decurtazione dell’accessorio, che rimane fissata mediamente nell’ordine di  6, 12, 13 euro netti al giorno a seconda del comparto di appartenenza, salvo ulteriori decurtazioni di eventuali emolumenti aggiuntivi (per esempio: ore eccedenti).

La politica di Brunetta somiglia sempre più ad un tira e molla che, da una parte, vede il ministro impegnato in una fantasmagorica lotta ai “fannulloni”, dall’altra, dimostra molta demagogia, poca incisività e nessuna lungimiranza. In un settore delicato come la pubblica amministrazione questi cambi repentini di rotta sono controproducenti e creano disordine all’intera organizzazione. È il caso di ricordare che il ministro, nel giro di un anno, ha modificato e rimodificato la normativa, generando confusione e grandi perplessità sull’efficacia dei provvedimenti messi in campo.

Con la legge 133/09, Brunetta aveva aggirato, a piè pari, il CCNL estendendo le fasce di reperibilità  a 11 ore, salvo poi ripristinare le 4 ore con il decreto anticrisi (DL 78/09). Subito dopo l’estate, un nuovo proclama e l’ennesimo ripensamento:  in applicazione del DLgs 150/09 (art. 55 – septies) reintroduce, con decreto, la differenziazione nelle fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici, rispetto a quelli privati. 

E, temo, non finisca qua…purtroppo!

La crisi occupazionale

In Italia, ci sono 2.039.000 disoccupati: 386mila posti di lavoro persi nell’industria, 79mila nelle costruzioni, 97mila nel terziario, a cui si aggiungono 220mila dipendenti, 42mila collaboratori coordinati e continuativi e occasionali, 136mila lavoratori autonomi, 110mila dipendenti a tempo indeterminato.Tradotto nel linguaggio comune questo significa che la crisi occupazionale ha coinvolto un po’ tutti, interi settori lavorativi sono alle corde e a farne le spese maggiori sono i precari. A questi dati   vanno aggiunte 281mila persone in cassa integrazione. In prospettiva le cose non cambieranno nei prossimi due anni. Secondo la stima, il tasso di disoccupazione si attesterà all’8,7% nel 2010 e salirà al 9% nel 2011. 

 I numeri, dunque, smentiscono chi, finora, ha minimizzato gridando ai quattro venti che in Italia siamo fuori dalla crisi. In realtà, mentre Germania e Stati Uniti stanno risalendo la china, in Italia il mercato del lavoro va peggiorando. Il restringimento della base occupazionale è contenuta al Centro, ma il disastro riguarda sia il Nord che il Sud. Insomma, una batosta come non la ricordavamo da tempo e che ha portato l’economia italiana indietro di quasi otto anni. La ripresa ci sarà da qui a quattro anni…sarà una strada irta, piena di difficoltà e tutta in salita. Parola di Confindustria!

Solidarietà ai precari della scuola

Da Aosta a Mazzara del Vallo. Dilaga la protesta dei precari della scuola rimasti senza lavoro dopo i tagli della riforma Gelmini, che vedranno insegnanti e non solo esclusi dal nuovo anno lavorativo. Le prime agitazioni sono iniziate ad agosto. Secondo una prima stima effettuata dalla Flc Cgil subito dopo i trasferimenti saranno almeno 16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la cattedra. Cui occorre sommare i colleghi della scuola elementare, appiedati dallo smantellamento del “modulo”, e almeno 10 mila Ata che dopo anni di supplenza e l’aspettativa di entrare di ruolo si ritrovano disoccupati.

Da Nord a Sud sono tanti i sit in organizzati dai docenti che sperano ancora in un posto di lavoro. A Milano è partito martedì il presidio dei precari. Una decina di manifestanti ha passato la notte davanti all’ufficio, incatenando le tende ai cancelli del provveditorato. A Roma i precari della scuola esasperati hanno trascinato davanti al Ministero la loro ultima speranza: la statua della Beata Assunta. Sempre a Roma qualche giorno fa alcuni insegnanti esclusi dalle graduatorie avevano protestato mettendosi in mutande, davanti al liceo Newton di Roma. I supplenti hanno anche esposto un cartello con la scritta “Dopo anni di precariato ancora in mutande”. A Benevento sono una ventina le persone, tra docenti e personale ausiliarioche da giorni occupano il terrazzo dell’Ufficio scolastico provinciale.

Qualche giorno fa il segretario del Pd Franceschini era andato a visitarle, ma era stato accolto con uno striscione: “Basta passerelle, vogliamo fatti concreti”. Anche in Sicilia monta la protesta. A Palermo docenti e personale Ata si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico di via Praga, e alcuni hanno attuano lo sciopero della fame. A Catania l’Ufficio scolastico provinciale di via Coviello è invece occupato, e i precari restano nei locali. Solo tra i docenti nella provincia di Catania sono 1.200 i posti in meno per quest’anno scolastico.

É di queste ore la notizia che una boccata di ossigeno è giunta a lenire l’estate di passione dei precari della scuola. Il cosiddetto “Decreto salva precari” è stato varato con tanto di conferenza stampa, dal Ministro Maria Stella Gelmini con a laterae l’On. Ministro del Wellfare (che bella parola mai così fuori luogo) Sacconi. In sintesi trattasi di decreto partorito ad hoc che consente a chi, docente, ha avuto nell’anno precedente un incarico annuale (01 settembre-31 agosto) o fino al 30 giugno, di percepire un’indennità (corrisposta dall’INPS, quindi già dovuta come indennità di disoccupazione) pari a circa l’80% dello stipendio base e ad accedere in modo privilegiato (secondo quali modalità non è chiaro ahinoi) alle supplenze brevi. Ne avessi il potere ribattezzerei tale bestemmia legislativa “Decreto finisci precari”.

Consta ora fare due considerazioni a supporto di tale valutazione. Il sopra indicato decreto si rivolge a chi ha avuto nell’anno scolastico 2008 la menzionata tipologia contrattuale, falciando via bellamente, tutti i precari che hanno fatto funzionare, in modo indispensabile, la scuola con le supplenze brevi conferite dai Dirigenti Scolastici. Di costoro non si fa menzione, tranne l’”Onorevole” Straquadaino che invita tali precari a cercarsi un altro lavoro visto che sono nel pieno del vigore fisico, ma di tale oscenità non darò conto in questo scritto. La seconda considerazione si materializza in forma di domanda: a cosa mira tale Decreto? Fossi malizioso direi ad annacquare la legittima protesta di questi giorni, dando ai meno risoluti, lungimiranti e lucidi precari un “contentino”. Ma non essendolo dico che è l’ultimo disperato tentativo di porre rimedio ad una scelleratezza (i tagli indiscriminati alla scuola) con un’altra scelleratezza, in un vortice di illogicità e incompetenza da parte del Ministro Gelmini e del suo entourage, che non può che risolversi in un aggravarsi della già drammatica situazione.

Concludo con due auspici uno dei quali attiene alla fantascienza visti i tempi attuali e cioè che un po di granu salis si materializzi nella scatola cranica del Ministro & Co., un altro più possibile ovvero che tutti i soggetti coinvolti, con in testa i docenti precari e non, in tale triste vicenda (seppur con colpe e ragioni differenti) si siedano attorno ad un tavolo e discutano con umiltà e voglia di ascoltare, di come far funzionare un organo fondamentale di un paese che si dice Democratico: il suo sistema scuola.

Davide Romeo.

Un anno dalla tragedia Thyssen

SETTE MORTI IN NOME DEL PROFITTO

Sabato 6 dicembre corteo a Torino, per chiedere giustizia per tutti i morti sul lavoro

tratto da La Rinascita della Sinistra

Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 sette operai muoiono, arsi vivi, nel rogo della maledetta linea 5 delle Acciaierie Thyssen Krupp di Torino Continua a leggere

  • "Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare la classe operaia, le lavoratrici, i lavoratori ed i cittadini che lottano
    per attuare ed estendere i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione repubblicana ed antifascista.
    Esso si riconosce nei valori della Resistenza e nelle lotte del movimento operaio e si prefigge la trasformazione socialista della società.Fa riferimento al marxismo, alla storia ed all’esperienza dei comunisti italiani,persegue il superamento del capitalismo e l’affermazione degli ideali della pace e
    del socialismo in Europa e nel mondo"

    LO STATUTO DEL PdCI

  • maggio: 2017
    L M M G V S D
    « Apr    
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  
  • LA VIGNETTA DELLA SETTIMANA