Latina, una provincia sull’orlo di una crisi irreversibile

Solo bandiere UGL davanti alle industrie a rischio nel sud pontino…e poi ci chiediamo perché la Polverini in provincia di Latina ha preso il 63,2% dei consensi!

I numeri della crisi – I dati riportati di seguito fanno riferimento al dicembre 2009. Temo le cose siano ulteriormente peggiorate nel frattempo. In tutta la provincia di Latina si contano quasi 1300 lavoratori sospesi a zero ore, mentre quelli a rischio licenziamento sono il 4% di tutta la manodopera industriale della provincia. Le domande presentate per l’ utilizzo della C.I.G (cassa integrazione guadagni) sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Calcolate in ore, si tratta di un aumento del + 324,8%, che in soli sei mesi hanno superato quelle complessivamente totalizzate nei due anni precedenti arrivando a 29,5 milioni di ore.

È un dato inquietante se lo mettiamo in relazione allo stato di crisi ormai conclamato in cui versa la provincia di Latina da quando, uscita dalla zona di aiuti previsti per la cassa del Mezzogiorno, si sono prodotte chiusure e crisi nel triangolo industriale Aprilia, Cisterna, Latina con la scomparsa del settore tessile, la fuga delle grandi multinazionali e la chiusura di storici marchi come “Pettinicchio”, Goodyear, Barilla, Tetra Pak ed altri. A rischio, oggi, sono soprattutto i lavoratori della multinazionale farmaceutica Bristol, il cui stabilimento di Sermoneta è stato ceduto ad un gruppo farmaceutico che ancora non ha reso note le sue intenzioni relativamente al mantenimento dei livelli occupazionali. Sono ben 800 i posti a rischio alla Bristol, e altrettanti nell’indotto. Intanto l’accordo per 46 mobilità è stato siglato alla Plasmon, altro colosso che sta lentamente assottigliando il numero delle maestranze.

Le richieste di aiuto – Di fronte ad una emergenza così grave i segretari provinciali di UIL e CGIL si sono mobilitati proponendo alla neopresidente Polverini una serie di soluzioni per uscire dalla crisi e per avviare un processo di riqualificazione industriale del territorio. La parola d’ordine è riconversione. Si tratta, in pratica, di riutilizzare siti industriali dismessi al fine di abbracciare altri segmenti di produzione. L’intervento della Regione è indispensabile, a partire da una ricognizione delle disponibilità effettive per giungere ad un vero e proprio bando per la riqualificazione. Questo al fine di attirare nuovi investitori sul territorio pontino!

si chiede, inoltre, di prendere in considerazione (disabili)

Le promesse – Durante la campagna elettorale la Polverini aveva tracciato un quadro possibile degli interventi per risollevare economia e occupazione nel Lazio e , in particolare, nella provincia di Latina. Aveva promesso una sua presenza costante sul territorio e l’attenzione alle problematiche legate alla crisi industriale ed economica della provincia. Tornata a Latina, all’indomani della vincita elettorale, la Polverini ha ribadito il suo impegno: “La Regione può fare molto per salvaguardare le grandi imprese, dando regole certe, dando sostegno alla tecnologia e la ricerca. Questo trascinerà fortemente il settore anche con tutte le piccole e media imprese”.

È necessario creare occupazione per dare una chance di sopravvivenza ai lavoratori e alle lavoratrici della provincia pontina, soprattutto ai giovani che, in mancanza di una prospettiva occupazionale, potrebbero finire per essere fagocitati dalle sacche di criminalità presenti sul territorio. La Polverini sembra puntare principalmente sull’agricoltura e sul turismo: “Il turismo dovrà diventare la prima industria del Lazio. La Regione promuoverà il marchio “made in Lazio”, che riguarderà non solo le produzioni locali, ma veicolerà anche il turismo da Roma in tutte le province”. Parole, ahimè, già sentite a cui, nel passato, non si è dato seguito se non in maniera frammentaria e parziale. Si richiede un intervento deciso e risolutivo fatto di certezze e investimenti che punti, in prima battuta, a risolvere la crisi del comparto industriale. Troppe persone sono già rimaste a casa ed altre sono a rischio disoccupazione. Un trend tristemente in crescita che taglia le gambe all’economia e toglie ogni speranza per il futuro!

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Social card, anno secondo

Social card anno secondo. Tremonti ci riprova. Secondo il bilancio del Ministro dell’Economia la card “ha funzionato bene e tanta gente bisognosa sta meglio di prima. Questa è una delle cose che devono essere considerate positive, non per il governo ma per tutti noi”. Affermazione, questa, smentita dai dati forniti dal Ministero del Tesoro: gli attuali beneficiari di card sono 450mila, una cifra piuttosto modesta rispetto alle previsioni della vigilia. Si parlò allora di 1milione e 300.000 persone in stato di assoluto bisogno che avrebbero potuto alleggerire il carico di spesa familiare attingendo a questa risorsa.
 
Cosa non ha funzionato? Senza dubbio le procedure farraginose ed i requisiti così stretti da diventare una forbice che ha tagliato fuori migliaia di bisognosi, ma anche la scarsità dei negozi convenzionati ed il fastidioso ritardo delle ricariche hanno influito sul parziale fallimento dell’operazione così tanto strombazzata dal ministro.  Viste le difficoltà dell’anno scorso Tremonti modifica alcuni particolari.
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 Le somme restano le stesse, 80 euro ogni bimestre, ma le carte prelevate dalle Poste saranno già cariche. Questo per evitare l’inconveniente di fare la spesa, recarsi alla cassa e scoprire che la carta è inutilizzabile, come è accaduto effettivamente l’anno scorso. Una bella umiliazione dover riporre ciò che si era acquistato per l’inadempienza di chi avrebbe dovuto provvedere a rendere immediatamente usufruibili le card! Inoltre, mentre l’anno scorso i soldi della card dovevano essere spesi entro il bimestre (dopodiché tornavano al Tesoro), questa volta i soldi caricati sulla card potranno essere spesi entro un anno dall’erogazione.
 
In aggiunta, le famiglie che utilizzano gas naturale o GPL per il riscaldamento, l’acqua calda o la cucina avranno un contributo aggiuntivo di 20 euro, offerto dall’Eni, fino ad esaurimento dei fondi erogati dalla società (200milioni)
 
Per la social card il tesoro ha a disposizione 900 milioni di euro. Ne possono beneficiare i cittadini nella fascia di bisogno assoluto, con un parametro ISEE sotto i 6200 euro e di età non superiore a 65 anni e per le famiglie con bambini inferiori a tre anni. Dove è finito l’ampliamento della platea dei beneficiari promessa ad ottobre scorso?

Spaccato della finanziaria 2010

La finanziaria è, di fatto, un atto politico in quanto delinea le scelte effettuate da un governo, definendone le priorità di azione. Una buona finanziaria va incontro alle esigenze del Paese, ne soddisfa i bisogni più immediati, crea le condizioni per aiutare i settori in crisi e per sostenere le fasce più bisognose della popolazione. È una previsione di spesa che deve soddisfare tutti, senza sottovalutare il fatto che le scelte effettuate influiranno sulla qualità di vita dei cittadini.

La finanziaria 2010 ha attribuito 750 milioni di euro alla riconferma delle missioni militari internazionali. Esportare democrazia in territori stranieri ci costa parecchio, in termini di stipendi, trasferte, mezzi bellici e risorse economiche a sostegno dell’impresa. Costa anche in termini di vite umane, ma in quel caso si proclama la giornata dell’eroe nazionale e, dopo che la bandiera è stata ammainata, ripiegata e offerta alla vedova di turno, si ritorna alla vita normale.

Se confrontiamo la cifra prevista con i 300 milioni riservati all’edilizia scolastica, qualche considerazione diventa d’obbligo. In Italia, tragedie recenti e meno vicine nel tempo, hanno evidenziato lo stato fatiscente di molte scuole. Sono necessari interventi immediati e seri di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici, ma la cifra erogata è assolutamente insufficiente tanto da non coprire, a volte, nemmeno le spese di ordinaria manutenzione. E dire che la normativa sulla sicurezza nella scuola è all’avanguardia, prevede la valutazione del rischio, contempla sanzioni per chi non adempie ai controlli e non segnala i pericoli, indica le responsabilità individuali del Dirigente e degli Enti preposti. Insomma un buon articolato che, senza risorse adeguate, lascia il tempo che trova! In caso di tragedia piangeremo tutti nella giornata di lutto nazionale e, ad un anno di distanza, scopriremo la lapide commemorativa delle piccole vittime!

La Finanziaria 2010 non prevede risorse economiche  per il rinnovo dei contratti pubblici e, sul fronte occupazionale, questo si traduce in una ulteriore dilazione delle proroghe e della stabilizzazione per i precari. Ai precari che perdono il posto di lavoro è riservato, nell’emendamento del pacchetto Welfare, un contributo una tantum, ma le condizioni per accedere al contributo sono tante e tali da lasciare fuori un bel po’ di lavoratori. I fondi per sostenere l’impresa proveranno dai proventi dello scudo fiscale. Difficile persino commentare una manovra simile!

Mancano, in particolare, i soldi per la scuola pubblica ma sono stati assegnati 410 milioni di euro alle scuole paritarie. A tale proposito, sul bilancio del MIUR si legge: “Spese per la partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato. Contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate. Sussidi e contributi a scuole secondarie non statali. Assegni, premi, sussidi, contributi per il mantenimento e la diffusione delle scuole dell’infanzia non statali.” Diversa è la situazione per il funzionamento delle istituzioni scolastiche pubbliche dove si registra un taglio di 230 milioni, pari ad un -8,3%, così ripartito: 35 milioni in meno per la scuola dell’infanzia, 95 milioni in meno per la scuola primaria, 35 milioni in meno per la scuola secondaria di primo grado e 65 milioni in meno per la scuola secondaria di secondo grado. Il fondo per il finanziamento ordinario dell’università ha subito un taglio del 10% perdendo circa 680 milioni.

È solo uno spaccato della finanziaria 2010 ed è piena di porcate ai danni dei lavoratori e dei cittadini italiani. Come possono queste scelte aiutare il Paese ad uscire dalla crisi? Perché non si investe sulla scuola e sull’istruzione pubblica come accade negli altri paesi? Mai e poi mai si sarebbe potuto supporre un così sfacciato disinteresse per il futuro delle nuove generazioni e per le difficoltà presenti delle famiglie italiane.

La crisi occupazionale

In Italia, ci sono 2.039.000 disoccupati: 386mila posti di lavoro persi nell’industria, 79mila nelle costruzioni, 97mila nel terziario, a cui si aggiungono 220mila dipendenti, 42mila collaboratori coordinati e continuativi e occasionali, 136mila lavoratori autonomi, 110mila dipendenti a tempo indeterminato.Tradotto nel linguaggio comune questo significa che la crisi occupazionale ha coinvolto un po’ tutti, interi settori lavorativi sono alle corde e a farne le spese maggiori sono i precari. A questi dati   vanno aggiunte 281mila persone in cassa integrazione. In prospettiva le cose non cambieranno nei prossimi due anni. Secondo la stima, il tasso di disoccupazione si attesterà all’8,7% nel 2010 e salirà al 9% nel 2011. 

 I numeri, dunque, smentiscono chi, finora, ha minimizzato gridando ai quattro venti che in Italia siamo fuori dalla crisi. In realtà, mentre Germania e Stati Uniti stanno risalendo la china, in Italia il mercato del lavoro va peggiorando. Il restringimento della base occupazionale è contenuta al Centro, ma il disastro riguarda sia il Nord che il Sud. Insomma, una batosta come non la ricordavamo da tempo e che ha portato l’economia italiana indietro di quasi otto anni. La ripresa ci sarà da qui a quattro anni…sarà una strada irta, piena di difficoltà e tutta in salita. Parola di Confindustria!

La beffa della social card

I Comunisti Italiani sono presenti nel contesto regionale e provinciale con un’attenzione particolare alle problematiche sociali. L‘azione politica si concretizza, a livello regionale, nella creazione di un sistema di protezione sociale attivo che offre risposte alle fasce di vulnerabilità e fragilità sociale. L’azione provinciale è, invece, di segnalazione delle sacche di disagio sociale e di indignata denuncia quando le cose non funzionano come dovrebbero. Così è per la social card che ha disatteso le aspettative di molte famiglie, mettendo a dura prova la loro pazienza. Una speculazione giocata sulla buonafede delle persone, sul bisogno reale della gente, sulla necessità di “far tornare i conti” che diventa impellente, talmente incalzante da rendere imperdibile anche un contributo così esiguo. Continua a leggere

Crisi finanziaria, privatizzazioni, guerra

da: radio-notizie

Quattro amici, A, B, C e D giocano una partita a poker. A dice a B: ” Prestami dei soldi, così posso continuare a giocare”. B risponde: “Soldi non ne ho nemmeno io, ma ti posso prestare i debiti che C ha con me”. “Benissimo, risponde A, se perderò anche quelli ti risarcirò coi debiti che D ha con me”.
Domanda: quanti soldi ci sono sul tavolo?
Esatto. La stessa somma è quella scritta ora sui bilanci delle banche che si sono prestate soldi fra loro aprendo crediti assicurati con le cambiali ancora da pagare di milioni di mutui a clienti per lo più insolventi. Continua a leggere

  • "Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare la classe operaia, le lavoratrici, i lavoratori ed i cittadini che lottano
    per attuare ed estendere i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione repubblicana ed antifascista.
    Esso si riconosce nei valori della Resistenza e nelle lotte del movimento operaio e si prefigge la trasformazione socialista della società.Fa riferimento al marxismo, alla storia ed all’esperienza dei comunisti italiani,persegue il superamento del capitalismo e l’affermazione degli ideali della pace e
    del socialismo in Europa e nel mondo"

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