No del PdCI Latina al nucleare

La Federazione Provinciale PdCI di Latina esprime il proprio dissenso riguardo all’accordo ENEL-EDF per la costruzione di quattro centrali elettriche a combustibile nucleare, annunciato dal Presidente del Consiglio dopo l’accordo con il Presidente francese Sarkosy.

Il problema può essere affrontato da più punti di vista, da quello ecologico a quello della sicurezza, a quello della legittimità di una scelta effettuata nonostante ci sia stata un quesito referendario che aveva affermato le ragioni del NO. Noi del PdCI abbiamo fatto una scelta di campo ragionata considerando sia i costi dell’intera operazione che le alternative possibili al nucleare. Ma è anche una valutazione interessata visto che il territorio pontino presenta i requisiti politici e tecnici per essere preso in considerazione nella collocazione delle future centrali nucleari. Non ci bastano le rassicurazioni del presidente della Provincia Cusani e del sindaco Zaccheo a tal proposito. Troppo spesso gli intenti dichiarati sono stati disattesi in corso d’opera!

Oggi costruire centrali nucleari è soprattutto antieconomico. È vero, siamo dipendenti dall’estero per la fornitura dell’energia elettrica e non si può non riconoscere che il fabbisogno italiano cresca sempre di più. Ma è anche vero che le centrali nucleari saranno pronte fra 20 anni e noi abbiamo bisogno di energia ora altrimenti la crisi energetica e gli alti costi del petrolio stroncheranno l’economia italiana nel giro di cinque anni, Davanti a questo scenario inquietante bisogna fermarsi a riflettere e fare scelte oculate e funzionali.

Il nucleare è una tecnologia destinata a tramontare entro breve in quanto dispendiosa e pericolosa. Infatti, i problemi legati allo stoccaggio e allo smaltimento delle scorie radioattive non sono stati assolutamente risolti, la disponibilità di combustibile nucleare è più scarsa del petrolio, vi è un allarme diffuso per la pericolosità dei siti e i costi sono assolutamente proibitivi. Ben lo sanno gli altri paesi che puntano alla razionalizzazione, al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili.

Il PdCI si dissocia dalle scelte di politica energetica attuate dal governo Berlusconi che, invece di indirizzarsi sullo sviluppo delle fonti energetiche alternative, sta investendo su tecnologie obsolete e antieconomiche. Bastano questi dati a provarlo. Nel periodo 1992-2005, solo l’11% dei fondi per la ricerca e lo sviluppo è stato destinato alle fonti rinnovabili nel loro insieme mentre il nucleare ha assorbito oltre il 58%.

Moody’s, la nota agenzia di rating ha stimato che il prezzo reale di una centrale nucleare si aggiri intorno a 4 mila euro per ogni kilowatt di potenza, mentre il prezzo attuale di un kilowatt prodotto con l’eolico è intorno ai 3 mila euro. Considerando che, nei prossimi anni i prezzi di idrico e eolico continueranno a calare grazie alla massificazione dei sistemi di produzione e alle nuove tecnologie che stanno per arrivare sul mercato e che, tra 3-4 anni, il solare dovrebbe diventare conveniente rispetto al nucleare anche senza finanziamenti pubblici, ci pare un investimento folle. Tra l’altro, in questa stima, non è conteggiata la spesa per stoccare per decine di millenni le scorie radioattive. Infine, in questi ultimi quattro anni, il prezzo dell’uranio è salito di circa 20 volte, senza che ci sia stato alcun aumento della richiesta nel costo del nucleare.

Il NO al nucleare è uno dei punti di forza del programma dei Comunisti Italiani. Un No convinto e motivato, a cui si potrebbero aggiungere ulteriori considerazioni. Purtroppo l’Italia tornerà a produrre energia nucleare, ma questo trova il consenso solo tra le lobby di un capitalismo indecente

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