Un anno dalla tragedia Thyssen

SETTE MORTI IN NOME DEL PROFITTO

Sabato 6 dicembre corteo a Torino, per chiedere giustizia per tutti i morti sul lavoro

tratto da La Rinascita della Sinistra

Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 sette operai muoiono, arsi vivi, nel rogo della maledetta linea 5 delle Acciaierie Thyssen Krupp di Torino

Rosario Rodinò, 26 anni, Rocco Marzo, 54 anni, Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Bruno Santino, 26 anni, Giuseppe Demasi, 26 anni, operai che muoiono in una delle più importanti fabbriche siderurgiche del mondo. Una fabbrica che i padroni avevano deciso di abbandonare, insieme agli operai che vivevano di quel lavoro, in nome del profitto, in nome del mercato. Una fabbrica dove le norme di sicurezza, anche quelle minime, erano state eluse perché la fabbrica era in dismissione. Una strage che si poteva evitare, un omicidio plurimo per il quale l’amministratore delegato della ThyssenKrupp è accusato di omicidio volontario, altri cinque dirigenti di omicidio colposo, fatto senza precedenti, che porterà ad un processo che a gennaio 2009, è destinato a fare storia ma che, a prescindere dal suo esito, non riporterà in vita questi uomini.

Una tragedia che ha i nomi dei colpevoli scritti col sangue, così come per tutti gli omicidi che quotidianamente si consumano sui luoghi di lavoro in Italia.

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