Nel triennio 2009 -2011, le cicogne che si fermeranno sui tetti delle case italiane, porteranno nel becco, oltre al classico fagottello con il bebè, anche la possibilità di usufruire di un prestito di 5000 euro, restituibili in cinque anni ad un tasso agevolato del 4%. I 25 milioni stanziati per ciascuno degli anni del triennio , serviranno a “favorire l’accesso al credito delle famiglie con un figlio nato o adottato nell’anno di riferimento”.
È il superamento del bonus bebè, l’assegno una tantum riproposto ad ogni nuova Finanziaria, per aiutare le famiglie alle prese con le spese aggiuntive determinate dall’arrivo di un nuovo nascituro. Cosa cambia con la manovra anticrisi? Per ottenere il prestito le famiglie dovranno rivolgersi direttamente alle banche, che riceveranno, dal fondo rotatorio, garanzie dirette, anche fideiussorie,. Il decreto, fissato della Presidenza del Consiglio di concerto con il ministero dell’Economia, stabilirà le caratteristiche del prestito, il funzionamento del fondo, i criteri di accesso al prestito cicogna. Le risorse arriveranno dal Fondo per le Politiche della famiglia.
Nonostante l’entusiastica presentazione di Giovanardi, il provvedimento apre ad interrogativi e dubbi piuttosto consistenti. Ma come…in un momento in cui le famiglie devono fronteggiare una crisi economica che rischia di travolgerle, proprio quando il potere di acquisto dei salari e delle pensioni è in caduta libera, si suggerisce alle giovani coppie di ricorrere a quelle forme di indebitamento che hanno scatenato la crisi dei mercati finanziari ? Certo, il tasso è agevolato, ma sempre di un prestito bancario si tratta. E, alla scadenza del beneficio, bisognerà pur restituirlo allo Stato!
È la politica del “pensiamoci dopo” che dilaziona, nel tempo, i problemi senza risolverli alla radice. La politica di riduzione del welfare e la mancanza di infrastrutture sociali capaci di attutire l’impatto della crisi economica sulle fasce più deboli della popolazione sono retaggio di una politica miope che, attraverso Governi sia di destra che di sinistra, si è perpetuata in questi ultimi anni.
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