PdCI – Federazione di Latina

Icon

“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” Enrico Berlinguer

Solidarietà ai precari della scuola

Da Aosta a Mazzara del Vallo. Dilaga la protesta dei precari della scuola rimasti senza lavoro dopo i tagli della riforma Gelmini, che vedranno insegnanti e non solo esclusi dal nuovo anno lavorativo. Le prime agitazioni sono iniziate ad agosto. Secondo una prima stima effettuata dalla Flc Cgil subito dopo i trasferimenti saranno almeno 16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la cattedra. Cui occorre sommare i colleghi della scuola elementare, appiedati dallo smantellamento del “modulo”, e almeno 10 mila Ata che dopo anni di supplenza e l’aspettativa di entrare di ruolo si ritrovano disoccupati.

Da Nord a Sud sono tanti i sit in organizzati dai docenti che sperano ancora in un posto di lavoro. A Milano è partito martedì il presidio dei precari. Una decina di manifestanti ha passato la notte davanti all’ufficio, incatenando le tende ai cancelli del provveditorato. A Roma i precari della scuola esasperati hanno trascinato davanti al Ministero la loro ultima speranza: la statua della Beata Assunta. Sempre a Roma qualche giorno fa alcuni insegnanti esclusi dalle graduatorie avevano protestato mettendosi in mutande, davanti al liceo Newton di Roma. I supplenti hanno anche esposto un cartello con la scritta “Dopo anni di precariato ancora in mutande”. A Benevento sono una ventina le persone, tra docenti e personale ausiliarioche da giorni occupano il terrazzo dell’Ufficio scolastico provinciale.

Qualche giorno fa il segretario del Pd Franceschini era andato a visitarle, ma era stato accolto con uno striscione: “Basta passerelle, vogliamo fatti concreti”. Anche in Sicilia monta la protesta. A Palermo docenti e personale Ata si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico di via Praga, e alcuni hanno attuano lo sciopero della fame. A Catania l’Ufficio scolastico provinciale di via Coviello è invece occupato, e i precari restano nei locali. Solo tra i docenti nella provincia di Catania sono 1.200 i posti in meno per quest’anno scolastico.

É di queste ore la notizia che una boccata di ossigeno è giunta a lenire l’estate di passione dei precari della scuola. Il cosiddetto “Decreto salva precari” è stato varato con tanto di conferenza stampa, dal Ministro Maria Stella Gelmini con a laterae l’On. Ministro del Wellfare (che bella parola mai così fuori luogo) Sacconi. In sintesi trattasi di decreto partorito ad hoc che consente a chi, docente, ha avuto nell’anno precedente un incarico annuale (01 settembre-31 agosto) o fino al 30 giugno, di percepire un’indennità (corrisposta dall’INPS, quindi già dovuta come indennità di disoccupazione) pari a circa l’80% dello stipendio base e ad accedere in modo privilegiato (secondo quali modalità non è chiaro ahinoi) alle supplenze brevi. Ne avessi il potere ribattezzerei tale bestemmia legislativa “Decreto finisci precari”.

Consta ora fare due considerazioni a supporto di tale valutazione. Il sopra indicato decreto si rivolge a chi ha avuto nell’anno scolastico 2008 la menzionata tipologia contrattuale, falciando via bellamente, tutti i precari che hanno fatto funzionare, in modo indispensabile, la scuola con le supplenze brevi conferite dai Dirigenti Scolastici. Di costoro non si fa menzione, tranne l’”Onorevole” Straquadaino che invita tali precari a cercarsi un altro lavoro visto che sono nel pieno del vigore fisico, ma di tale oscenità non darò conto in questo scritto. La seconda considerazione si materializza in forma di domanda: a cosa mira tale Decreto? Fossi malizioso direi ad annacquare la legittima protesta di questi giorni, dando ai meno risoluti, lungimiranti e lucidi precari un “contentino”. Ma non essendolo dico che è l’ultimo disperato tentativo di porre rimedio ad una scelleratezza (i tagli indiscriminati alla scuola) con un’altra scelleratezza, in un vortice di illogicità e incompetenza da parte del Ministro Gelmini e del suo entourage, che non può che risolversi in un aggravarsi della già drammatica situazione.

Concludo con due auspici uno dei quali attiene alla fantascienza visti i tempi attuali e cioè che un po di granu salis si materializzi nella scatola cranica del Ministro & Co., un altro più possibile ovvero che tutti i soggetti coinvolti, con in testa i docenti precari e non, in tale triste vicenda (seppur con colpe e ragioni differenti) si siedano attorno ad un tavolo e discutano con umiltà e voglia di ascoltare, di come far funzionare un organo fondamentale di un paese che si dice Democratico: il suo sistema scuola.

Davide Romeo.

Archiviato in:solidarietà , , , , ,

Nasce la Federazione della Sinistra Alternativa…legittimo qualche dubbio?

Saprà essere la nuova Federazione della Sinistra Alternativa “una tappa verso un partito unitario della sinistra“, come ha auspicato Diliberto o resterà “un evento contingente” che non riuscirà ad evolvere in un progetto di più ampio respiro e spessore politico? Saprà il nuovo soggetto politico avere una sua connotazione specifica, scevro da sudditanze o inseguimenti strategici, puntando a “conquistare una sua propria autonomia e ad essere una vera alternativa” come ha precisato Ferrero o non saprà sfuggire alla tentazione di essere solo “la sinistra del PD” ? Saprà “radicarsi nel tessuto sociale e dare risposte concrete alla crisi economica” come ha sottolineato Salvi o la Federazione resterà un contenitore incapace di coniugare le diverse identità tanto da non essere riconoscibile se non come l’ennesimo, fluttuante spezzone di sinistra alla deriva?

C’è da chiederselo perché ad ogni buona intenzione deve necessariamente seguire un’azione che la concretizzi. Purtroppo di delusioni ne abbiamo già subite tante e diventa sempre più difficile metabolizzarle, facendosene una ragione. Prima delle elezioni europee eravamo tutti orientati verso un progetto unitario, voluto e auspicato dalla base e finalmente promesso dai leader della sinistra. Ci siamo sentiti ripetere – e lo abbiamo voluto credere – che le difficoltà, le incomprensioni, le divergenze che ostacolavano addirittura il formarsi di liste unitarie con il simbolo unico, costituivano il necessario tributo da pagare per superare la reticenza iniziale. Abbiamo lavorato in quella direzione, non fermandoci neanche quando il conflitto, inevitabile, si accendeva in modo da paventare una repentina chiusura dei rapporti. Abbiamo discusso e litigato, avviato confronti e percorso le strade del compromesso pur di dare piedi e gambe al progetto nascente…che il cuore e la passione non sono mai mancati, ma non sono sufficienti a far decollare nulla senza la concretezza dei fatti.

Ora ci viene presentata una Federazione ed è giocoforza  sentirla e viverla come un rallentamento. C’era una buona spinta propulsiva prima delle elezioni. Perché, allora, non sfruttarla compiendo l’atto formale della riunificazione vera e reale del partito comunista? Questo attendismo, il volersi dare tempo non sta molto nelle mie corde. Credo sia lo stesso per molti altri comunisti.

C’è da chiedersi…una Federazione che ha tante contraddizioni interne irrisolte come può pensare di diventare “l’alternativa“, come pensa di “radicarsi nel territorio“, come può evolvere in un “progetto unitario“? Se fossimo confluiti in un unico grande partito avremmo dovuto necessariamente trovare i modi per poter convivere, orientando gli sforzi verso obiettivi comuni. L’ipotesi della federazione, invece, non obbliga nessuno al confronto serrato e al superamento delle divergenze, ma limita i rapporti ad occasionali scambi di vedute in vista di battaglie sociali e politiche condivise. Occasionale sì…è questo che ci mette paura, il restare chiusi nel recinto della propria appartenenza, per aprirsi al confronto solo in determinate occasioni. 

Non è la logica sottesa alla nascita della Federazione, ma è quello che succede sul campo quando ognuno si trincera gelosamente dietro al proprio simbolo e non concede aperture se non quelle dovute! Diciamocele queste cose, per onestà intellettuale e per amor di verità. Lo dobbiamo a noi stessi. Belle le parole declamate da un palco, un fervore che rincuora e riaccende la speranza e la fede politica, ma poi dobbiamo fare i conti con la realtà…e quella è dura da gestire e digerire!

Non vogliamo, tuttavia, essere disfattista. Se questa è la nuova strada da seguire faremo il possibile affinché diventi il percorso attraverso il quale avvicinarci gli uni agli altri, concretizzando quel progetto di unità che inseguiamo da tempo. E’ necessario perché, mai come ora, il Paese ha bisogno di una sinistra forte e combattiva, che sappia contrastare lo scempio sociale, politico ed economico della destra. Ecco perché avremmo voluto una decisionalità più convinta…il fairplay lasciamolo al PD. Una sinistra vera, che voglia dirsi tale, deve essere mordente, incisiva, implacabile nella denuncia…concreta e tempestiva nelle risposte. E’ chiedere troppo?

Archiviato in:vita di partito , , , ,

Nasce Sinistra Popolare…non ci dormivamo la notte!

La moltiplicazione della falce e martello: Rizzo come Gesù! Sentendosi investito da sacro ardore, l’ex PdCI fonda un suo partito comunista. Chi non ne sentiva il bisogno? ☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭☭

Da un’idea di Rizzo nasce Comunisti- Sinistra Popolare, l’ennesimo partito satellite di sinistra che si accontenta di un modesto 0,1% pur di esistere. Il motivo per cui Rizzo non fa più parte del PdCI è stranoto. Da tempo l’ex comunista italiano scalpitava per avere il suo bel posticino al sole, tuonando contro il segretario Diliberto, ma nonostante facesse di tutto per mettersi in evidenza, i suoi interventi erano accolti da mormorii di disapprovazione ed evidenti segni di insofferenza della platea delle assisi nazionali. A dire il vero, si è sentito anche qualche fischio isolato, a sottolineare che proprio non se ne poteva più! Non che le critiche non siano bene accette, ma quando l’intento è quello di distruggere piuttosto che costruire, c’è qualcosa che proprio non va.

E che i conti, alla fine, non siano tornati è più che evidente. L’accusa di avere sostenuto il candidato dell’IDV nelle passate elezioni europee non è di quelle che possano essere sottaciute e Rizzo sapeva di incorrere in qualche sanzione facendolo. Riteniamo che abbia voluto uscire dal partito in modo teatrale, atteggiandosi a vittima di un sistema in cui egli non si riconosceva più (o che non gli concedeva lo spazio che lui avrebbe desiderato). Non abbiamo gradito il suo colpo di coda finale. L’attacco al segretario Diliberto era quanto di più pretestuoso potesse escogitare. Ignobile e di basso profilo politico!

Ora, la nascita di un nuovo partito che si fregia dell’ennesimo falce e martello. C’è da chiedersi quante volte questo simbolo si replicherà ancora. Ci interroghiamo stancamente su questo, guardando con tristezza alla deriva della sinistra. Tutti questi frammenti fluttuanti, queste schegge impazzite ci disorientano. Possibile che a sinistra non si sia capaci di coniugare l’azione di unirsi con un progetto solido e concreto? Cosa c’è alla base delle continue disgregazioni e delle repentine divisioni? 

Abbiamo  idea che ci sia una voglia di protagonismo devastante in Italia…anche a sinistra. Vendola docet! Prolifera la voglia di visibilità e si sgomita pur di avere i riflettori puntati addosso. Ma il carisma del leader ce l’hanno davvero in pochi e questa è un’amara realtà che certi politici non hanno ancora compreso. Non basta un esiguo drappello di sostenitori per essere tali. Ci vuole capacità comunicativa, spessore politico, credibilità, chiarezza e trasparenza di intenti, onestà intellettuale. Eh sì, a voler considerare tutte queste caratteristiche nel loro insieme, la rosa dei nomi si restringe notevolmente…e Rizzo, ci dispiace per lui, ne è totalmente fuori!

Tornando a sinistra popolare: l’intento dichiarato è quello di formare una lobby morale sui comportamenti e sulle azioni di lotta per riconquistare la fiducia della gente. Che diavolo significa? Ci rimuginiamo da ore, ma non riusciamo a capire il senso di una simile affermazione. Qualcuno dice a Rizzo che se vuole proporsi come il nuovo che avanza (Vendola2 – la vendetta!) smetta con il vezzo (o il vizio?) di usare il politichese? Corre il rischio che la gente di cui vuole guadagnare e/0 carpire la fiducia non lo capisca proprio :-D

Archiviato in:vita di partito ,

Rizzo espulso dal partito

Partito dei Comunisti Italiani
Commissione Nazionale di Garanzia
alla cortese attenzione di:
Marco Rizzo
e per conoscenza:
Oliviero Diliberto (Segretario del Partito)
Antonino Cuffaro (Presidente del Partito)
Orazio Licandro (Responsabile Nazionale dell’Organizzazione)
Decisione CNG n. 14 del 23.06.2009
La Commissione Nazionale di Garanzia, riunitasi in data odierna in seduta straordinaria per via telematica e telefonica, presenti il Presidente Silvio Crapolicchio, il Vice-Presidente Vicario Vincenzo Calò ed i membri Angelo Jacazzi e Loredana Visciglia, ha preso visione del ricorso a firma Vincenzo Chieppa (Segretario reg. Piemonte), Mao Calliano (Segr. Fed. di Torino) ed altri, in relazione ai comportamenti tenuti nella recente campagna elettorale da Marco Rizzo.
La Commissione Nazionale di Garanzia, ha sentito Rizzo ed i compagni Chieppa e Calliano, ed ha preso visione dell’ampia documentazione inerente i comportamenti denunciati, da cui si evince che Marco Rizzo non solo si è astenuto dallo svolgere la campagna elettorale per le  Elezioni Europee a sostegno della lista Comunista (di cui il PdCI faceva parte con Rifondazione Comunista e Socialismo 2000), ma ha finanche dato indirizzo di voto diverso da come deciso negli organismi dirigenti del Partito; nella maggiorparte dei casi invitando a votare candidati di altre liste concorrenti a quella unitaria dei Comunisti (Italia dei Valori in primis, ed anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra e Libertà), in particolare sostenendo Gianni Vattimo (candidato nelle liste dell’Italia dei Valori), ed in certi casi dando indicazione di voto contro il nostro Segretario nazionale. A tale proposito, si richiama la documentazione inviata dal Segretario della Federazione di Torino, confermata dal Segretario regionale del Piemonte.
La Commissione Nazionale di Garanzia ha preso visione, altresì, di ulteriori elementi documentali, dai quali emerge in maniera inequivoca come negli ultimi anni di vita del nostro Partito, in modo continuativo Marco Rizzo abbia perseguito obiettivi strategici diversi da quelli decisi ed approvati negli organismi del PdCI, di cui esso stesso faceva parte, comportamenti che esulavano dal libero dibattito e dal confronto politico tra compagni, ma erano protesi al frazionismo interno, quindi alla costituzione di correnti o altri gruppi organizzati. Questo in violazione dell’articolo 9 dello Statuto che regola la vita interna e la democrazia di Partito secondo il principio del centralismo democratico.
Marco Rizzo ha pure fatto ricorso indiscriminato ai mezzi d’informazione come strumento per manifestare all’esterno posizioni di dissenso che non trovavano consenso nella stragrande maggioranza del corpo del partito e negli organismi dirigenti interni deputati a decidere. Questo in violazione del comma II dello stesso art. 9 dello Statuto vigente. Tale prassi, non propria di un Partito Comunista, dimostra il disagio di Rizzo al rispetto delle regole statutarie, con modalità contrarie alla normale buona diligenza ed alla Direzione Nazionale.
Piazza Augusto Imperatore, 32 – 00186 Roma Tel. 06.686271 – Fax 06. 68627243
Partito dei Comunisti Italiani
Commissione Nazionale di Garanzia
rappresentatività nella storia, dei Comunisti Italiani.
La Commissione Nazionale di Garanzia ha tollerato per lungo tempo i comportamenti anitistatutari di Rizzo, certa della possibilità di recupero delle divergenze in una dinamica tutta politica ed ha altresì esperito ogni tentativo possibile di risoluzione delle controversie prima di addivenire ad una soluzione disciplinare anche in occasione dell’ultima audizione di Rizzo. Ciò stante il I coma dell’art. 26 dello Statuto. Tentativi resi vani dall’ultima azione di
dissenso verso il Partito, perpetrata sempre a mezzo stampa da Rizzo (sul Corriere della Sera odierno), con vessatori attacchi al Segretario Diliberto. Per queste ragioni la Commissione Nazionale di Garanzia ritiene definitivamente venuto meno il rapporto di fiducia tra il PdCI e Marco Rizzo.
Pertanto:
- Vista l’ampia documentazione allegata;
- Vista la violazione dei principi statutari del PdCI, su tutti quello del Centralismo Democratico di cui all’articolo 9 e specificatamente ultimo capoverso del comma II, a cui un iscritto inderogabilmente deve attenersi;
- Visti gli inutili tentativi di risolvere in ambito politico la questione in essere, non per ultimo quello esperito in sede di audizione davanti a questa Commissione Nazionale di Garanzia;
Visto altresì il danno di proiezione esterna che in periodo di campagna elettorale questi fatti hanno generato e generano al Partito;
- Considerato che, alla luce di tutte le suesposte ragioni, il rapporto fiduciario tra il compagno Marco Rizzo ed il PdCI si è irrimediabilmente incrinato;
sentiti gli organismi direttivi del Partito;
visto il vigente Statuto del Partito;
tutto ciò visto e considerato,
P.Q.M.
delibera all’unanimità dei presenti l’espulsione dal Partito di Marco Rizzo stante l’art. 26 comma II punto e) dello Statuto.
Per la Commissione Nazionale di Garanzia
Il Presidente
Silvio Crapolicchio
Direzione Nazionale
Piazza Augusto Imperatore, 32 – 00186 Roma Tel. 06.686271 – Fax 06. 68627243

Archiviato in:vita di partito ,



Categorie







Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.
dall'intervista a Moby Dick, mensile della Fgci siciliana, giugno 1981)

Più cliccati

  • Nessuna

Storico



Profilo Facebook di Proietti Vittorio



Lode al comunismo

E' ragionevole chiunque lo capisce. È facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i suicidi, suicidio.
È contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è una follia, ma invece fine della follia.
Non è il caos, ma l’ordine, invece.
È la semplicità che è difficile a farsi.

Bertolt Brecht

PARTITO PdCI – FEDERAZIONE DI LATINA


Piazza Aldo Moro, 37 - Latina
email: pdci_latina@libero.it


Piazza del Popolo-Notturno-Latina


Piazza del Popolo-Latina

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Gli autori, inoltre, non hanno alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assumono il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Counter visite

  • 4,338 incursioni





"Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare la classe operaia, le lavoratrici, i lavoratori ed i cittadini che lottano per attuare ed estendere i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione repubblicana ed antifascista.
Esso si riconosce nei valori della Resistenza e nelle lotte del movimento operaio e si prefigge la trasformazione socialista della società.Fa riferimento al marxismo, alla storia ed all’esperienza dei comunisti italiani,persegue il superamento del capitalismo e l’affermazione degli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo"


LO STATUTO DEL PdCI